La Procura chiede di archiviare l’inchiesta sui contagi al Mazzini

22 Luglio 2021

Il fascicolo è quello aperto contro ignoti dopo la primissima fase dell’emergenza coronavirus I pm: «È incontestabile l’oggettiva difficoltà a fronteggiarla senza strumenti e risorse adeguate»

TERAMO. Una richiesta d’archiviazione chiude l’inchiesta della Procura teramana sui contagi avvenuti all’ospedale Mazzini nei primissimi momenti della pandemia, nei giorni del lockdown. Con una certezza di fondo dopo mesi di indagini: «L’oggettiva impossibilità per le strutture sanitarie di organizzare e gestire correttamente l’attività, essendo state chiamate a fronteggiare un vero e proprio vortice – quello generato dall’emergenza pandemica – senza avere a tale fine strumenti e risorse adeguate». Così, infatti, sintetizzano il perchè della decisione i pm Davide Rosati e Stefano Giovagnoni, i due sostituti procuratori titolari del fascicolo aperto contro ignoti.
L’inchiesta era stata aperta nel marzo del 2020, quindi nel pieno della prima ondata per lesioni colpose. In particolare, così come stabilito dall’articolo 590 del codice penali, per fatti commessi in violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni. Un fascicolo nato e rimasto senza indagati. L’obiettivo dell’autorità giudiziaria è stato quello di verificare l’applicazione di tutte le normative relative alla sicurezza e di verificare una ipotetica violazione di disposizioni e protocolli. Obiettivo che hanno perseguito molte altre Procure italiane che hanno indagato sull’emergenza Covid della prima ondata. Nel fascicolo sono finite decine di audizioni di persone informate sui fatti e svariata documentazione acquisita nel corso delle indagini delegate al comando provinciale della guardia di finanza guidato dal colonnello Gianfranco Lucignano.
E a conclusione della complessa attività d’indagine rimessa dalla polizia giudiziaria in Procura in una delle informative si legge : « che la complessità e la vasta diffusione della pandemia abbia generato una iniziale impreparazione dei sanitari preposti alla cura della stessa dovuta essenzialmente alle diverse problematiche emerse a livello di Organizzazione mondiale della sanità e, di conseguenza, di Istituto superiore della sanità nell’impartire disposizioni certe e idonee a contrastare il virus. Di conseguenza proprio la dimensione dei contagi che si sono diffusi in maniera esponenziale ha congestionato le strutture ospedaliere nazionali con inevitabili riflessi negativi nella gestione delle medesime. Tale presupposto ha condizionato anche la Asl di Teramo che, comunque, ha osservato le disposizioni impartite a cascata dagli organi preposti. Infatti le iniziali carenze organizzative e di disponibilità dei Dpi (dispositivi di protezione individuali ndr) sono state in breve tempo risolte proprio attuando i protocolli redatti dall’azienda in aderenza alle linee guida regionali e governative».
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