La Regione: soldi tolti all’ateneo per i gravi ritardi del progetto

25 Marzo 2021

A dirlo è D’Annuntiis rispondendo a Mariani in consiglio e citando anche atti ufficiali dell’università: «A maggio 2020 lo scostamento era di un anno e l’opera già ad altissimo rischio di perdere i fondi»

TERAMO. Il progetto di recupero dell’ex manicomio, in cui l’Università di Teramo vuole realizzare la cittadella della cultura, era in forte ritardo già un anno fa. E il finanziamento Masterplan da 30 milioni dedicato all’opera era, per questo, già a rischio prima ancora che la Regione decidesse di spostarne la gran parte verso la gestione dell’emergenza Covid. Il definanziamento, che la Regione promette «soltanto temporaneo», sarebbe arrivato anche per evitare che quei fondi andassero persi. Lo ha fatto capire chiaramente, nella sua relazione in consiglio regionale, il sottosegretario alla giunta Umberto D’Annuntiis nel rispondere all’interpellanza dall’opposizione di Sandro Mariani.
«Già dall'aprile 2020 sussistevano significativi scostamenti dal cronoprogramma originario e oggettivi ritardi e criticità nella attuazione dell'intervento, ma anche un palese disallineamento dei dati inseriti nel sistema di monitoraggio nazionale»: così D’Annuntiis, che ha spiegato come l’opera, un anno fa, fosse già indicata dal Governo tra quelle «in grave ritardo di attuazione» e già giudicata anche ad «altissimo rischio di definanziamento».
Nella sua lunga ricostruzione dei fatti, il sottosegretario, tra i vari documenti, cita anche le note dello stesso responsabile unico del provvedimento (Rup) dell’ateneo. «Nel mese di maggio 2020», spiega D’Annuntiis, «il Rup evidenziava che allo stato l’intervento era in ritardo di circa un anno e riportava diverse motivazioni legate a una colonia felina, agli eventi sismici e al rinvenimento di elementi di forte interesse archeologico. La relazione si concludeva con la spiegazione delle problematiche causate dall'eventualità del definanziamento dell'intervento, senza asserire in nessuna parte della relazione alla possibilità o meno di rispettare il vincolo temporale del 31 dicembre 2021». E poi: «Nella scheda riepilogativa inviata a luglio 2020 dal servizio di programmazione nazionale, è stata richiamata la relazione del Rup e alla data del 30 giugno la progettazione definitiva risultava in corso, con ultimazione prevista al 30 giugno 2020. Ma di fatto al 31 dicembre 2020 non si era ancora conclusa. E i dati riportano la seguente annotazione: i problemi amministrativi evidenziati nella fase relativa alla progettazione preliminare hanno comportato uno slittamento dei tempi della progettazione definitiva per la quale si è inoltre in attesa del parere della verifica preventiva dell'interesse archeologico. Le date effettive inserite per completare l'iter secondo sistema sono puramente formali e non sostanziali. A tale problema è sopraggiunta la pandemia Covid con conseguenti ritardi procedurali».
Continua D’Annuntiis: «Nel mese di settembre 2020 Unite ha trasmesso alla Regione Abruzzo l'accordo istituzionale sottoscritto, relazionando che, successivamente alla pubblicazione del decreto di variante urbanistica da parte del Comune di Teramo, sarebbe stato approvato il progetto definitivo e che entro 45 giorni dalla approvazione del progetto definitivo sarebbe stato prodotto il progetto esecutivo per la successiva fase di gara. Nel mese di dicembre 2020 il responsabile unico di attuazione della Regione, ha trasmesso il report delle attività svolte. In termini di verifiche di efficienza del processo l'intervento registrava ritardi». D’Annuntiis, citando quest’ultima relazione, parla anche del rischio di ulteriori ritardi: «Di fatto le tempistiche per la progettazione definitiva ed esecutiva potrebbero slittare ulteriormente». Per due motivi. Il primo: «Se la conclusione del procedimento aperto presso la Procura di Teramo, dopo un esposto da parte di associazioni animaliste per la presenza di colonie feline, non dovesse giungere a breve». Il secondo: «Se l’università non ottiene dalla Asl di Teramo la disponibilità effettiva del bene, visto il mancato sgombero degli edifici ceduti in comodato gratuito, per consentire fin da adesso di procedere alla attività propedeutiche alla progettazione e nel prossimo futuro alla realizzazione dei lavori».
©RIPRODUZIONE RISERVATA