La scrittrice Dacia Maraini incontra le detenute in carcere

8 Febbraio 2020

TERAMO. Il teatro del carcere di Teramo ieri pomeriggio si è tinto di rosa, di emozioni e di riflessioni nell’incontro tra la scrittrice Dacia Maraini e le detenute, che l’hanno accolta con...

TERAMO. Il teatro del carcere di Teramo ieri pomeriggio si è tinto di rosa, di emozioni e di riflessioni nell’incontro tra la scrittrice Dacia Maraini e le detenute, che l’hanno accolta con entusiasmo e un lungo applauso. Un appuntamento organizzato dal centro culturale “Arendt” a conclusione della “Staffetta della memoria della Shoah”, il cui evento finale si è svolto ieri mattina nell’ateneo teramano, dove la Maraini ha parlato agli studenti.
La forza delle donne, le tante violenze che ogni giorno vengono perpetrate su di esse, l’importanza di un cambiamento culturale per superare la logica del possesso che sta alla base dei femminicidi e la salvaguardia della propria autostima per combattere il senso di colpa nelle vittime sono stati i temi predominanti della chiacchierata con tono confidenziale che le quindici detenute hanno fatto con la scrittrice. Che ha raccontato episodi della propria vita, come i due anni in un campo di concentramento in Giappone e le testimonianze raccolte nei propri libri. Le detenute si sono aperte raccontando le proprie storie, come quella di chi ha subito violenze fisiche e psicologiche dal compagno e che grazie al carcere sta ritrovando se stessa, e quella di chi in carcere legge e scrive sempre e ritaglia ogni articolo che può servire alla figlia per le ricerche a scuola.
L’autrice ha donato sei libri alla biblioteca del carcere e ha parlato dell’importanza della lettura. «Sono stata più volte in carcere», ha detto, «e percepisco sempre una corrispondenza emotiva con le ragazze. Il carcere deve essere un luogo di cambiamento, di riflessione, di rispetto dei diritti civili, dove è necessario lavorare sulla consapevolezza, sulla responsabilità e sulla cultura e non infliggere punizioni». (a.d.fel.)
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