La sorella: «Il suo sorriso ha illuminato la mia vita»

E l’amico sacerdote ricorda «non solo il suo grande amore per la montagna, ma soprattutto l’amore per la giustizia»
TERAMO. «La vita, diceva lui, bisogna mangiarsela». È Chiara, la sorella più piccola, a ricordare durante la messa questo aspetto del carattere di Davide De Carolis. Un ricordo amorevole e commosso, con le ultime parole affogate nelle lacrime e nei singhiozzi. Troppo grande il dolore per la perdita non solo di un fratello, ma anche di una guida, di un esempio da seguire.
«La mia vita è stata sempre illuminata da lui», ha detto la ragazza, unica della famiglia a prendere la parola nel corso del rito funebre, «dal suo sorriso. Per me è stato sempre una luce, mi ha fatto da insegnante, da guida». Poi Chiara ricorda «quel sorriso che mi aiutava ad andare avanti, ma adesso la montagna ha deciso di tenerselo per se: Davide, continua ad illuminare il mio cammino».
C’è la montagna nella vita e nella morte di Davide, lo ha ricordato anche don Filippo Lanci, ex parroco di Pietracamela e amico del soccorritore e scomparso, che ha esordito portandogli «l’abbraccio» dei loro monti. «Tutti hanno ricordato il suo amore per la montagna», ha detto tra l’altro il sacerdote, che ha concelebrato la messa con il vescovo Seccia, «ma a noi ci ha unito un amore più grande: l’amore per giustizia. Lui sognava un mondo più umano, ma non voleva fare la rivoluzione contro qualcuno. Davide ha dato la vita per il prossimo, non è morto contro nessuno, ma è morto per gli latri».
«Il grande valore dell’altruismo», come aveva rimarcato poco prima il vescovo, «quando ci sono vite umane in difficoltà. E c’è anche chi pensa: ma chi glielo fa fare? A che serve? E invece c’è chi va avanti, mettendo nel conto anche l’offerta della propria vita». (e.a.)
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