La vertenza Betafence sui tavoli nazionali

31 Luglio 2020

Tortoreto, i sindacati e Zennaro: «Non può chiudere un’azienda sana, è un messaggio nefasto»

TORTORETO. I 155 lavoratori della Betafence di Tortoreto si preparano per la dura battaglia sindacale che li aspetta. Hanno avuto solo una notte per metabolizzare la doccia fredda di mercoledì pomeriggio, quando è stata annunciata la chiusura dello stabilimento tortoretano della multinazionale delle recinzioni, prevista per fine anno, ufficialmente per le ricadute dell’emergenza Covid ma con il sospetto della delocalizzazione in Polonia. Ieri mattina erano già davanti ai cancelli dell’azienda per la prima vera assemblea e perché era tempo di abbozzare una prima strategia. C’erano tutti, compresi capi fabbrica e capi turno che condividono la stessa sorte decisa dai vertici del gruppo Præsidiad e del fondo Carlyle che lo controlla.
Lo sciopero terminerà oggi, con un picchetto previsto per questa mattina. Poi, ad agosto, con il rallentamento e lo stop per ferie dello stabilimento, i dipendenti manterranno comunque un presidio fisso per vigilare che i macchinari non vengano portati via. A settembre un grande corteo tra le strade di Tortoreto e di Giulianova, città quest’ultima toccata pesantemente dalle ricadute occupazionali. «Questa vertenza dovrà raggiungere il tavolo del ministero dello Sviluppo Economico, perché è l’Italia che non si può permettere la fuga di un’azienda così importante, che produce utili e non ha criticità economiche», ha ribadito il segretario provinciale della Fiom-Cgil Mirco D’Ignazio durante l’assemblea. Per Marco Boccanera, segretario provinciale della Fim-Cisl, «tutti i lavoratori e le istituzioni, a partire da Provincia e Regione, devono mostrarsi uniti, per evitare che passi un messaggio nefasto che porterebbe alla desertificazione industriale del Teramano». La chiusura della Betafence, infatti, fa paura all’intero territorio. Innanzitutto c’è l’indotto locale, che occupa oltre un centinaio di persone, soprattutto nel settore dei trasporti. Ma ci sono anche le altre importanti crisi industriali in corso. Il deputato tortoretano del gruppo misto Antonio Zennaro lo ha detto in Parlamento: «L’annuncio della dirigenza di Betafence lascia senza parole, siamo di fronte all'ennesima delocalizzazione selvaggia e irresponsabile: in questo caso parliamo di un'azienda sanissima. Poi c’è l’Atr che non paga gli stipendi e non sta attuando le procedure per permettere l'accesso alla cassa integrazione. Qui si rischia la deindustrializzazione della Val Vibrata e della regione, il Governo deve intervenire il prima possibile».
Stamattina al presidio è attesa la presenza sua e di tanti rappresentanti istituzionali e politici. A partire dal sindaco di Tortoreto Domenico Piccioni, che già ieri si è recato sul posto per un confronto con lavoratori e azienda. Ci sarà anche il primo cittadino di Giulianova Jwan Costantini. Forti preoccupazioni sono state espresse da diversi gruppi consiliari e dalle associazioni politiche dei due comuni, tra cui Obiettivo Tortoreto e Il Cittadino Governante.
Luca Tomassoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA.