Lavori in casa dell’ex assessore: il fatto non sussiste, tutti assolti

Rito abbreviato per i quattro imputati dopo il provvedimento di non utilizzabilità delle intercettazioni Il pm contestava l’abuso d’ufficio all’ex dirigente Mastropietro, Di Filippo, Di Giacinto e Di Giambattista
TERAMO. Il procedimento in primo grado si chiude con due certezze: l’assoluzione dei quattro imputati dall’accusa di abuso d’ufficio perché il fatto non sussiste e, una volta che saranno state depositate le motivazioni, l’indubbio ricorso della Procura sul tema dell’inutilizzabilità delle intercettazioni dichiarata con ordinanza dallo stesso giudice dopo l’ormai conosciuta sentenza Cavallo, un recente pronunciamento della Cassazione che ha stabilito il divieto di utilizzo di intercettazioni disposte per un procedimento e quindi un reato diverso da quello per cui si procede.
Al termine di una lunga udienza (iniziata poco dopo le 10 con la requisitoria del pm Andrea De Feis che ha chiesto la revoca dell’ordinanza e in caso contrario l’assoluzione e conclusa alle 16 dopo le arringhe dei difensori) il giudice Lorenzo Prudenzano ha pronunciato la sentenza di assoluzione per gli imputati del procedimento Castrum ter, una costola del maxi processo di primo grado che nel 2019 ha portato a 24 anni di condanne complessive per corruzione e tentata concussione (procedimento quest’ultimo per cui si attende ancora il processo d’Appello e che non riguarda Di Giacinto e Di Giambattista). La Procura contestava il reato di abuso d’ufficio a Maria Angela Mastropietro, all’epoca dei fatti (tra il 2016 e il 207) dirigente del settore urbanistica del Comune di Giulianova (ora sospesa), al marito Stefano Di Filippo nella sua veste di imprenditore, all’ex assessore comunale di Giulianova Nello Di Giacinto nella sua veste di privato e dell’ex amministratore della Giulianova Patrimonio Filippo Di Giambattista nella sua veste di libero professionista. Il caso è quello dello smaltimento delle acque dal cantiere di costruzione dell’abitazione dell’ex assessore Di Giacinto. Solamente per quell’episodio Di Giacinto, nella sua veste di privato, era finito imputato nel maxi processo Castrum con l’accusa di corruzione insieme a Mastropietro e Di Filippo, la cui impresa edile stava realizzando l’abitazione, e a Di Giambattista direttore dei lavori nel cantiere dell’abitazione. A fine processo il collegio giudicante con una ordinanza aveva ravvisato per questo specifico capo d’imputazione l’assenza del reato di corruzione (per cui c’è stata l’assoluzione) riqualificando in abuso d’ufficio e rinviando gli atti alla Procura.
Su questo De Feis aveva aperto un nuovo fascicolo contestando a tutti l’abuso d’ufficio in concorso. Così si leggeva nell’avviso di conclusione delle indagini: «In particolare Maria Angela Mastropietro compiva atti contrari ai doveri d’ufficio e in violazione delle norme indicate intenzionalmente procurando ingiusti vantaggi patrimoniali a Nello Di Giacinto, Filippo Di Giambattista e al proprio coniuge Stefano Di Filippo tra i quali plurime indebite pressioni e richieste presso la Ruzzo Reti, al fine di far rilasciare in favore di Nello Di Giacinto l’autorizzazione a smaltire le acque di falda e di cantiere nella condotta delle acque nere». Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Gennaro Lettieri, Guglielmo Marconi, Stefano Cappellu, Gianfranco Iadecola, Martina Barnabei e Elena Concordia.
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