Lavori per la sicurezza sbagliati Si indaga sulle società costruttrici

Proseguono gli accertamenti disposti dalla Procura sugli interventi previsti dal commissario Balducci Nel mirino anche il mancato collaudo e alcuni sistemi di controllo che non sarebbero stati realizzati
TERAMO. Il punto di partenza è sempre la maxi consulenza dei tre esperti della Procura. Perché non si fermano le indagini sul sistema acqua del Gran Sasso, quella che ha già portato a dieci iscritti nel registro degli indagati tra i vertici dell’istituto di fisica nucleare, Strada dei Parchi e Ruzzo Reti.
LAVORI DIFFORMI. Gli accertamenti, in questi giorni, si concentrano su quei lavori di messa in sicurezza dell’allora commissario straordinario che, hanno scritto i consulenti, «sono difformi dai progetti». Ed è in particolare sull’operato delle società costruttrici che puntano l’attenzione gli investigatori delegati dalla Procura teramana (i carabinieri del Noe). D’altronde è stato proprio nell’incipit del corposo quesito che i magistrati hanno racchiuso la domanda più importante: conoscere gli interventi di messa in sicurezza disposti dopo lo sversamento di sedici anni fa (il caso Borexino) dall’allora commissario straordinario Angelo Balducci poi coinvolto in varie inchieste a Roma. Lavori costati svariati milioni. E i tre consulenti sono stati più che chiari quando hanno scritto: «In base all’analisi documentale, alle valutazioni e alle osservazioni effettuate, appare possibile concludere che le opere realizzate dal commissario risultano significativamente difformi da quanto progettato e non funzionali allo scopo per cui sono state originariamente previste. La raccolta e il convogliamento delle acque ad uso idropotabile tratte dalle gallerie autostradali del Gran Sasso e dei laboratori Infn, destinate ad alimentare unitamente ad altre, l’acquedotto della Ruzzo Reti, non appaiono presentare le necessarie garanzie e i requisiti di sicurezza affinchè le acque stesse possano essere destinate, senza specifici controlli differenziali e di più rilevante estensione e frequenza rispetto a quelli ordinari, all’uso potabile».
IL MANCATO COLLAUDO. In particolare l’attenzione si concentra sulla questione del collaudo. Scrivono a questo proposito i consulenti a pagina 189: «Il commissario delegato rimanda le operazioni di collaudo dei vari interventi ad una fase successiva, prevedendone semplicemente l’importo complessivo nel quadro analitico di spesa. La documentazione riferita ai collaudi, solo parzialmente rinvenuta dagli scriventi dopo approfondite ricerche, sembra mostrare come tali attività siano state poi svolte come analisi tecnica amministrativa senza accertare l’effettivo adempimento della funzionalità delle opere realizzate rispetto agli obiettivi che si proponeva di conseguire. Oltre a tali mancante verifiche sulla funzionalità di quanto previsto e soprattutto di quanto realizzato, particolarmente rilevante è risultata l’assenza di un controllo complessivo integrato del sistema Gran Sasso che potesse assegnare le specifiche diverse responsabilità, anche in riferimento alle attività e alle competenze necessarie».
GLI INTERVENTI NON FATTI. Ma nella consulenza gli esperti nominati dalla Procura (inchiesta dei pm Stefano Giovagnoni, Greta Aloisi e Davide Rosati coordinati dal procuratore Antonio Guerriero) elencano anche interventi previsti ma non fatti. «Tra gli interventi previsti dal commissario», scrivono a pagina 190, « due interventi dai titoli “Intervento urgente per la realizzazione di un sistema tecnologico integrato di supervisione e di controllo dei laboratori e della galleria autostradale (sistema base)” e “Intervento urgente per la realizzazione di un sistema tecnologico integrato di supervisione e controllo dei laboratori e della galleria autostradale (sottosistema di sicurezza)” avrebbero dovuto integrare i diversi elementi del sistema Gran Sasso, consentire l’integrazione di diverse attività di monitoraggio. Tali interventi, di cui non sono stati rinvenuti gli elaborati progettuali, non risultano essere mai stati appaltati e realizzati, nè gli scriventi hanno rinvenuto riferimento ad una diversa modalità tecnologica e/o operativo gestionale per far fronte alle necessità individuate».
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