Lavoro, è allarme in provincia: metalmeccanico, persi 500 posti

18 Luglio 2021

I sindacati: «A pagare il prezzo più alto di questa crisi sono stati soprattutto i giovani e le donne» Duecento perdite nel settore automotive, pesano anche gli aumenti del costo delle materie prime

TERAMO. A pagare la crisi legata al Covid, a oggi, sono stati soprattutto i precari. È quanto certificano i numeri dei posti persi nel settore del metalmeccanico, dove nel corso dell'ultimo anno, secondo la Fim Cisl, sono almeno 500 i lavoratori interinali, tra somministrati e a termine, che sono rimasti fuori dalle aziende, di cui 200 solo nel settore automotive.
Una perdita di professionalità che insieme alla carenza di materie prime, legata spesso al rincaro dei prezzi, rischia di far sfumare la ripartenza del settore. «Dall'anno scorso a oggi, solo nel settore metalmeccanico, abbiamo perso almeno 500 interinali», conferma il segretario della Fim Cisl Marco Boccanera, «che di fatto hanno fatto da scudo agli assunti a tempo indeterminato. E quelli che hanno pagato il prezzo più alto sono stati i giovani e le donne».
Al momento lo sblocco dei licenziamenti, a partire dal 1° luglio, non sembra aver avuto conseguenze importanti nelle aziende teramane ma questo, secondo Boccanera, perché i sindacati di categoria si sarebbero mossi per tempo puntando alla solidarietà nelle aziende dove era possibile farla. «Siamo stati lungimiranti», sottolinea, «e questo ci ha permesso si spostare in avanti le lancette».
Tra le aziende che hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali salvaguardando l'occupazione Boccanera cita la Betafence e la Bentel, dove sono stati raggiunti gli accordi proprio per la solidarietà (che alla Bentel entrerà in vigore dopo la cassa integrazione), che da sole occupano in tutto circa 300 dipendenti. Ma, come sottolinea il sindacalista, se i contratti a tempo indeterminato sono stati salvaguardati i precari sono quelli che hanno pagato il prezzo più alto. «Possiamo dire che le grandi aziende hanno tenuto», prosegue Boccanera, «ma adesso che ci sarebbe l'occasione di ripartire questa ripartenza rischia di rallentare sia per la perdita di nuove competenze, con l'uscita dal mercato dei giovani, sia per la carenza di materie prime». Una questione, quest'ultima, che sta già creando non pochi problemi alle aziende del territorio. «Molte aziende devono fare ricorso agli ammortizzatori proprio per la difficoltà nel reperire le materie prime», prosegue il sindacalista, «anche per un aumento esponenziale dei costi. L'acciaio, per esempio, è passato da 350-400 euro a tonnellata a oltre mille a tonnellata». Un rincaro a fronte delle quale le aziende, laddove possibile, sono costrette o a rivedere il prezzo per l'utente finale o a lavorare sottocosto. «Molte aziende hanno i contratti bloccati proprio per la carenza di materie prime», spiega Boccanera, «e per questo sono costrette a far ricorso agli ammortizzatori sociali». Problemi che interessano anche altri settori produttivi e che si sommano a tutta una serie di altre questioni aperte come i contratti gialli, che secondo i sindacati stanno prendendo piede anche in provincia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA