Le oltre mille famiglie sfollate fanno saltare i conti del Comune

Tra esenzioni, trasferimenti e attività in crisi l’ente avrà minori entrate dai tributi per milioni Brucchi: il governo deve permetterci di fare più anticipo di cassa e coprire il buco sulla Tari
TERAMO. Oltre ai danni materiali e alle psicosi che gettano ombre sul futuro della città, il terremoto rischia di mandare a gambe all'aria i conti del Comune. L'effetto di una spirale negativa che travolga il già fragile bilancio dell'ente è strettamente connesso ai dati dell'emergenza abitativa e sociale su cui si concentrano le iniziative per superare l'emergenza. Le quasi 1.200 famiglie sfollate a seguito delle 828 ordinanze di sgombero già firmate dal sindaco Maurizio Brucchi, con 3.000 richieste di controllo su immobili lesionati ancora da smaltire, peseranno anche sulle entrate fiscali dell'amministrazione. Tra esenzioni, trasferimenti di cittadini in altri comuni e attività produttive in crisi, le casse dell'ente registreranno una drastica riduzione delle risorse derivanti dai tributi locali che gli consentono di operare.
APPELLO AL GOVERNO. «E' un problema che si aggiunge agli altri», fa notare Brucchi, «e rischia di rendere ancora più drammatica la situazione in cui ci troviamo». Quello di Teramo e gli altri Comuni più colpiti dal sisma, insomma, rischiano il tracollo finanziario. «Da soli non ce la possiamo fare», scandisce il primo cittadino, «anche su questo fronte il governo non può essere insensibile: rischiamo di chiudere». Per questo tra gli emendamenti al contestato decreto sull'emergenza figurano anche misure a sostegno degli enti locali.
L’ANTICIPO DI CASSA. Le richieste condivise dai sindaci del cratere si muovono su due filoni: liquidità immediata e minori entrate. Al primo attiene la proposta di incrementare la capacità di spesa ricorrendo alla cosiddetta anticipazione di cassa che tiene conto dei potenziali introiti derivanti dalle tasse. «Abbiamo chiesto che sia innalzata dagli attuali cinque dodicesimi su base annua», spiega Brucchi, «al 50% dell'importo totale del gettito fiscale». Con l'adozione di questa misura, infatti, i Comuni avranno un margine di spesa più ampio a prescindere dagli incassi effettivi. Resta, però, il problema del prevedibile calo degli introiti.
IL CASO TARI. A fare impallidire amministratori e tecnici degli uffici finanziari è in particolare la Tari. «Chi ha perso la casa giustamente non pagherà la tassa sui rifiuti», osserva il sindaco, «ma il costo del servizio non diminuirà, per cui ci ritroveremo con un buco nel conto». Il Comune non sarebbe in grado di chiuderlo con risorse proprie e dunque si chiede al governo d'intervenire con un fondo di riequilibrio. «La richiesta per i Comuni del cratere è di 16 milioni riferiti al 2016», annuncia Brucchi, «e di 30 milioni nel triennio 2017-2019». E' quanto servirebbe per compensare le quote non pagate dagli sfollati pareggiando i costi di raccolta e trasporto del pattume. I sindaci, però, sollecitano una misura aggiuntiva: risorse destinate a coprire sconti sulla Tari per quegli utenti che, pur non avendo subìto danni alle strutture, si trovano in difficoltà per gli effetti collaterali creati dagli sciami sismici. «Se vogliamo far ripartire l'economia e risollevare il territorio», tiene a precisare Brucchi, «serve anche un provvedimento di questo tipo che faccia arrivare ulteriori risorse».
LA SCADENZA DI OGGI. Gli emendamenti saranno inviati oggi al governo con una lettera di accompagnamento firmata dal primo cittadino teramano e dal presidente della Provincia Renzo Di Sabatino. Il documento arriverà sui tavoli di Palazzo Chigi in coincidenza con la scadenza del termine per la presentazione delle richieste di modifica del testo all'esame della commissione ambiente della Camera prima del voto di conversione in aula. Anche se non consegnerà di persona gli emendamenti, Brucchi oggi sarà comunque a Roma per proseguire i contatti con parlamentari ed esponenti del governo sempre finalizzati alla correzione del decreto.
Gennaro Della Monica
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