Libero il commerciante accusato di finanziare i terroristi islamici

Revocato anche l’obbligo di dimora all’imprenditore arrestato due anni fa insieme ad altri nove Per la Procura avrebbe fatto arrivare circa due milioni di euro con un giro di false fatturazioni
ALBA ADRIATICA. Dopo due anni, tra carcere e domiciliari con il braccialetto elettronico, torna libero il commerciante accusato di essere a capo del gruppo che avrebbe finanziato il terrorismo islamico. Nei giorni scorsi il tribunale ha revocato l’obbligo di dimora a Jameleddine Brahim Kharroubi, il 57enne tunisino con residenza a Torino ma di fatto domiciliato ad Alba Adriatica, considerato una delle figure chiave dell’inchiesta.
E dopo due anni si è in attesa dell’udienza preliminare, slittata ad ottobre per un difetto di notifica a uno dei 16 indagati nell’ambito della maxi inchiesta della Procura distrettuale antimafia dell’Aquila che nel settembre del 2019 portò a dieci misure di custodia cautelare. Secondo l’accusa il gruppo, tra cui anche un ex imam, avrebbe fatto operazioni per finanziare alcuni gruppi islamici. Accuse confermate nell’avviso di conclusione per la maggior parte degli indagati. Secondo la Procura il gruppo di persone, da Alba e Martinsicuro si muoveva in tutto il mondo per finanziare il terrorismo radicale islamico di “Al-Nusra”, attivo nella guerra in Siria. Sempre la Procura Kharroubi avrebbe sostenuto economicamente imam di ispirazione radicale in Italia e in altri Paesi.
Nell’arco degli anni, secondo l’accusa, avrebbe avuto contatti con diversi imam coinvolti in inchieste per terrorismo. A cominciare da quello di Aversa Yacine Gasri, condannato in via definitiva a 4 anni e 9 mesi per associazione con finalità di terrorismo (incontro che secondo l’autorità giudiziaria sarebbe avvenuto nella moschea di Martinsicuro). Con quello di Bari Said Ayub Salahdin, il cui nome è finito in un’inchiesta di terrorismo internazionale, e con quello che nell’ordinanza di custodia cautelare viene definito «l’influente» imam Omrane Adouni a cui, sostiene sempre l’accusa, Kharroubi avrebbe versato costantemente somme di denaro e dal quale avrebbe ottenuto, così si legge nella stessa ordinanza, «informazioni di prima mano sulla situazione siriana e sulle operazioni di guerriglia». E con quest’ultimo, sempre così come è stato ricostruito dall’accusa e scritto all’epoca nell’ordinanza di custodia, in una intercettazione del 2018, discuteva delle modalità e dei soldi necessari per far entrare combattenti in Siria. Secondo la ricostruzione di investigatori e inquirenti negli ultimi anni avrebbe fatto arrivare una somma di due milioni di euro provenienti da un giro di false fatturazioni ed evasione fiscale proveniente dalle sue imprese edili e di commercializzazione di tappeti.
Accuse sempre respinte dall’uomo difeso dall’avvocato Gabriele Rapali. Va detto che due settimane dopo gli arresti tutti vennero scarcerati dopo che il tribunale del Riesame accolse i ricorsi presentati dalle varie difese. Ora la parola passa al gup che dovrà decidere se disporre il non luogo a procedere o il rinvio a giudizio.
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