ma il sindacalista chiede anche controlli sull’effettiva produzione

6 Aprile 2020

Delle prime 207 domande inviate dalle aziende della provincia di Teramo alla prefettura per poter proseguire l’attività nonostante il Dpcm ne prevedesse la fermata (tutte valutate positivamente), 21...

Delle prime 207 domande inviate dalle aziende della provincia di Teramo alla prefettura per poter proseguire l’attività nonostante il Dpcm ne prevedesse la fermata (tutte valutate positivamente), 21 riguardano ditte che si occupano, direttamente o indirettamente, della produzione di mascherine. Lo fa sapere il segretario provinciale della Fiom Cgil Mirco D’Ignazio (nella foto), il quale parla di «un dato senz’altro interessante se si considera che fino a poco più di un mese fa in Italia non c’era neanche un’azienda che ne producesse», ma esprime anche dei dubbi.
«Sono stati effettuati controlli», chiede il sindacalista, «per verificare che effettivamente queste aziende si stiano occupando davvero della produzione di mascherine? Qualora, infatti, si trattasse di un escamotage per aggirare il divieto di fermo produttivo, sarebbe ancor più grave perché, oltre mettere a rischio la salute di lavoratori e collettività per produzioni non necessarie, si tratterebbe di uno sciacallaggio». Un dubbio che sorge, spiega D’Ignazio, perchè tra queste aziende, oltre a quelle del settore tessile che possono facilmente riconvertirsi nella produzione di mascherine, ce ne sono alcune che si occupano di settori merceologici completamente diversi che potrebbero non avere le attrezzature adatte. Inoltre D’Ignazio chiede se «chi dovrebbe occuparsi delle politiche industriali e della gestione dell’emergenza nel territorio, Provincia e Regione in primis, si è preoccupato di contattare queste aziende e capire come ed a chi distribuire queste mascherine? Qualcuno ha informato la locale Protezione Civile di questa opportunità? Sarebbe assurdo, infatti, che in un momento in cui si fatica a rifornire con puntualità di questi importanti Dpi il personale sanitario e non degli ospedali teramani, dei supermercati e delle altre attività assolutamente imprescindibili per la gestione dell’emergenza, non si faccia questo tipo di verifica e programmazione».