Mancano le firme per portare la mozione di sfiducia in aula

29 Giugno 2017

TERAMO. Non ci sono margini per portare in consiglio comunale la mozione di sfiducia al sindaco Maurizio Brucchi. Nonostante il tentativo dell'opposizione di rilanciare l'iniziativa, il documento...

TERAMO. Non ci sono margini per portare in consiglio comunale la mozione di sfiducia al sindaco Maurizio Brucchi. Nonostante il tentativo dell'opposizione di rilanciare l'iniziativa, il documento difficilmente otterrà la tredicesima firma necessaria perché sia quanto meno presentato in aula. Una nuova prospettiva era stata aperta dalla recente fuoriuscita dalla maggioranza di Alfredo Caccioni e Vincenzo Falasca, che non avevano escluso la loro adesione al testo, già sottoscritto dai dodici rappresentanti dell'opposizione, che avrebbe rimesso in discussione il ruolo del sindaco prima della scadenza naturale del suo mandato, fissata alla primavera del 2019. Per questo la minoranza nei giorni scorsi ha avviato la revisione del documento in modo da renderlo condivisibile anche da parte dei due consiglieri in rotta con gli alleati rimasti fedeli a Brucchi. La mozione, seppure approdasse in consiglio, non metterebbe insieme i diciassette voti favorevoli che comporterebbero l'uscita di scena anticipata di Brucchi e dunque l'iniziativa non convince i fuoriusciti dalla maggioranza. Caccioni firmerebbe se l'atto servisse a raggiungere il risultato finale, altrimenti l'operazione si rivelerebbe inutile. A poco varrebbe, secondo lui, il raggiungimento dell'obiettivo minino indicato dall'opposizione di costringere il sindaco a tornare in consiglio entro luglio per riaffrontare il dibattito della crisi irrisolta anche dopo il varo della nuova giunta. I fuoriusciti, tra l'altro, sarebbero facili bersagli delle accuse lanciate dai loro ex compagni di schieramento e Caccioni non se la sente di esporsi di nuovo a una situazione del genere. Per far arrivare la mozione in consiglio basterebbe anche solo la firma di Falasca, unita a quelle dell'opposizione, ma a quel punto l'iniziativa avrebbe ancor meno forza e significato. (g.d.m.)
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