«Mani al collo del bambino»: insegnante finisce sotto accusa

Docente indagata per abuso di mezzi di correzione dopo il racconto di un alunno di cinque anni La Procura dispone l’incidente probatorio: il piccolo verrà sentito alla presenza di esperti
TERAMO. Un’inchiesta delicata, come lo sono tutte quelle che coinvolgono minori, e proprio per questo avvolta nel massimo riserbo.
La certezza, per il momento è l’ipotesi di reato contestata a una maestra di un istituto comprensivo teramano accusata di mezzi di correzione dopo la denuncia presentata dai genitori di un bambino di 5 anni che tornato a casa dopo la scuola ha raccontato che l’insegnante «gli avrebbe messo le mani al collo».L’inchiesta (fascicolo del sostituto procuratore Enrica Medori) ha mosso i primi passi con la fissazione dell’incidente probatorio da parte del pm.
Gli esperti nominati dalla Procura hanno accertato che il piccolo può testimoniare e per questo a fine maggio ci sarà l’incidente probatorio nel corso del quale il bambino sarà sentito in un’audizione protetta alla presenza proprio di esperti. Passaggio obbligato, quello dell’incidente probatorio, così come stabilito dalla Carta di Noto che ormai da tempo detta le linee guida per l’esame dei minorenni.
Un istituto indispensabile per la Carta che individua e descrive protocolli da seguire in relazione all’esame del minore che si ipotizzi vittima di reati e che all’articolo 7 recita: «L’incidente probatorio è la sede privilegiata di acquisizione delle dichiarazioni del minore nel corso del procedimento». Va detto che le linee guida contenute nella Carta di Noto rappresentano suggerimenti diretti a garantire l’affidabilità delle metodologie utilizzate a partire proprio dalla raccolta della testimonianza al fine di garantire la tutela dei diritti del minore nel rispetto dei principi costituzionali del giusto processo. L’insegnante finita sotto accusa è difesa dall’avvocato Gennaro Lettieri.
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