Meloni agli sfollati del terremoto «Non sarete più invisibili»

22 Giugno 2018

La presidente di Fratelli d’Italia in visita a Colleatterrato tra le palazzine Ater inagibili e in abbandono «Il sindaco può fare la differenza per sbloccare la ricostruzione, Morra ha capacità ed è veloce»

TERAMO. «Non sarete più invisibili». È la promessa di Giorgia Meloni agli sfollati di Colleatterrato. Nel cuore del quartiere che più di altri ha subito le ferite del terremoto, tra le palazzine popolari transennate e invase da rifiuti ed erbacce, la presidente di Fratelli d’Italia incontra i cittadini esasperati da un’emergenza che tarda a evolvere in ricostruzione. Al suo fianco c’è il candidato sindaco di centrodestra Giandonato Morra a cui la parlamentare affida un compito profetico. Dopo il ballottaggio di domenica, se il risultato sarà quello auspicato da Fratelli d’Italia e dagli alleati, lui accompagnerà in parlamento indossando la fascia tricolore una delegazione dei cittadini rimasti senza casa. «Formate una delegazione dei comitati», è l’invito di Meloni, «venite a Roma dalla prossima settimana, sperando che ci sia con voi Giandonato, e insieme studieremo le soluzioni normative per le vostre istanze». Perché, scandisce la parlamentare, «dopo due anni non è più emergenza, ma incapacità a dare risposte». Morra saprà far cambiare marcia alle procedure per riportare nel quartiere gli oltre tremila residenti sfrattati dal sisma. «Il sindaco può fare la differenza», fa notare la presidente, «se non è capace, dargli più poteri e soldi non serve a nulla e Giandonato è competente e veloce». Il candidato raccoglie la sollecitazione. «Questo sarà il problema cardine della prossima amministrazione», assicura rivolgendosi alla folla di cittadini, futuri consiglieri e potenziali assessori che gli sta intorno, «daremo una “tritticata” all’ufficio per la ricostruzione, ma anche il Comune deve fare la sua parte». Per Morra, comunque, «non è il momento delle polemiche, ma del lavoro e della sobrietà». La visita tra le palazzine rese inagibili dal terremoto è soprattutto un esercizio di ascolto più che di propaganda elettorale. Meloni e Morra, dunque, non si sottraggono al confronto diretto con gli sfollati. «In queste case abbiamo lasciato tutto, stiamo morendo», denunciano con la voce rotta dalla commozione li inquilini degli alloggi popolari costretti al trasloco, «qui resta solo una tristezza assoluta». L’esodo forzato dei residenti produce effetti a catena che si riflettono sull’economia del quartiere. «La banca è andata via e alcune attività sono state già chiuse», fa notare un commerciante, «il quartiere è sempre più in degrado». L’abbandono delle palazzine popolari assume anche i connotati dell’emergenza ambientale. «Ci sono auto ferme da due anni e non si sa a chi appartengono», fanno notare gli ex residenti, «e dietro gli immobili sgomberati si sono formate discariche con ogni tipo di rifiuti». La ricostruzione non parte, ma mancano anche interventi di manutenzione ordinaria. Uno degli sfollati illustra a Giorgia Meloni il problema del verde pubblico con un paragone un po’ maldestro. «In alcune aiuole l’erba è più alta di lei», fa notare suscitando la risposta immediata della presidente: «Allora l’hanno tagliata da poco». Un’anziana consegna una lettera personale alla presidente di Fratelli d’Italia che dai militanti riceve in dono una “presentosa”, il ciondolo simbolo dell’Abruzzo. C’è anche chi le chiede un abbraccio, un bacio e una cortesia: «Quando lo incontra, mi saluti Salvini».
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