«Mi disse: fai così e starai sotto la mia protezione»

20 Gennaio 2018

Processo per concussione al carabiniere, i negozianti  confermano le accuse. Un fornaio: 300 panini mai pagati

TERAMO. Raccontano di quei grossi sacchi di pane e biscotti che spesso il brigadiere prendeva dal laboratorio del panificio, di quella volta che si fece consegnare 300 panini per una festa . «Tutto senza pagare. Nessuno ci minacciava, ma non abbiamo mai denunciato perchè c’era il timore della divisa. Lui aveva un comportamento arrogante e spavaldo e avevamo paura di ritorsioni»: è nelle parole di due fratelli testi che prendono corpo le accuse di concussione nel processo in corso al 50enne carabiniere Fiorenzo Boccuzzi (assistito dall’avvocato Gianni Falconi).
Secondo la Procura (il pm titolare del fascicolo è Luca Sciarretta) il militare – all’epoca dei fatti in servizio al nucleo radiomobile della compagnia di Teramo (ora sospeso) – approfittando di ruolo e divisa si sarebbe fatto consegnare generi alimentari, occhiali e un casco da motociclista senza pagarli o pagandoli a un prezzo molto più basso del reale valore.
I testi che sfilano in aula mettono in ordine ricordi e parole, citano particolari, affondano nella memoria per cercare di essere circostanziati nelle risposte a pm e giudici. Come fa il titolare del negozio di moto che racconta di quella volta che il militare, dopo essere passato in precedenza con la divisa e l’auto di servizio, si presentò in borghese per acquistare un casco. «Quella volta venne in moto, in borghese, prese un casco e mi chiese il prezzo» racconta, «costava 300 euro, gli feci un po’ di sconto, ma lui iniziò a dire che era troppo, che voleva pagare di meno. Poi cacciò circa 150 euro. Io gli dissi che non andava bene, ma lui insisteva e mi disse “guarda che dopo stai sotto la mia protezione”. Allora prese il casco, i guanti, mi diede quei soldi e iniziò ad uscire. Discutemmo anche fuori dal negozio, lui mi diede altri venti euro e poi andò via con casco e guanti». In aula anche l’artigiano a cui, secondo l’accusa, il brigadiere avrebbe chiesto di fare dei lavori in casa: «Mi disse che se non l’avessi fatto mi avrebbe fatto passare un guaio».
Un reato, quello della concussione, su cui nel 2014 le sezioni unite della Cassazione si sono espresse chiaramente stabilendo come debba essere punito più duramente «l’abuso costrittivo del pubblico ufficiale che «mediante violenza o minaccia, esplicita o implicita» produce «una grave limitazione della libertà di autodeterminazione» del destinatario «che è posto di fronte all’alternativa secca di subire il male o evitarlo con la dazione». Si torna in aula a maggio. A giugno è attesa la sentenza del tribunale in composizione collegiale (presidente Franco Tetto, a latere Sergio Umbriano e Lorenzo Prudenzano).
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