Morte di Panichi, i periti del pm accusano i medici di Sant’Omero

27 Febbraio 2016

TORTORETO. Se i medici dell’ospedale di Sant’Omero avessero fatto una diagnosi corretta molto probabilmente il ragazzo si sarebbe potuto salvare. Lorenzo Panichi, 14 anni, di Tortoreto, morì ad...

TORTORETO. Se i medici dell’ospedale di Sant’Omero avessero fatto una diagnosi corretta molto probabilmente il ragazzo si sarebbe potuto salvare. Lorenzo Panichi, 14 anni, di Tortoreto, morì ad aprile dello scorso anno all’ospedale di Giulianova, dove era stato portato in condizioni disperate dopo essere stato dimesso dall’ospedale di Sant’Omero. La morte del ragazzo, come accerto in seguito dall’autopsia, morì per la rottura dell’aorta, ma questo evento non venne diagnosticato dai medici del Val Vibrata che rimandarono a casa il ragazzo con una diagnosi di polmonite. Una tragedia per la quale la procura di Teramo all’epoca iscrisse tre medici (due di Sant’Omero e uno di Giulianova) nel registro degli indagati e sulla quale adesso, a mettere un primo punto fermo, arriva la consulenza tecnica stilata dai due periti nominati dal pubblico ministero Irene Scordamaglia.

La perizia, a firma del professor Bruno Turinetto e della dottoressa Donatella Fedeli, escludendo ogni responsabilità sia dell’equipe del 118 che dei medici del presidio ospedaliero di Giulianova, che presero in carico il ragazzo quando era ormai moribondo, delinea forti responsabilità a carico invece dei medici di S.Omero, uno del pronto soccorso e l’altro del servizio di radiologia. Arrivando a concludere che, in presenza di un corretto iter diagnostico, la rottura dell’aorta, in qual momento ancora in fase iniziale, si sarebbe potuta evitare con un tempestivo intervento di cardiochirurgia. In particolare, secondo i due periti, il medico del pronto soccorso di Sant’Omero che prese in carico il ragazzo, avrebbe sottovalutato sia la sintomatologia riferita dal 14enne – che poco prima, in casa, aveva avuto un mancamento – sia le risultanze radiologiche, imputandoli ad una presunta polmonite (che, sempre secondo i periti, sarebbe una patologia incompatibile con quegli aspetti clinici), senza valutare la possibile natura cardiovascolare e non rispettando così le linee guida relative alla diagnosi differenziale. Per quanto riguarda invece la radiologa, secondo i periti avrebbe male interpretato il radiogramma, formulando così un referto incompleto. A questa perizia della pubblica accusa risponderanno quasi certamente le perizie dei consulenti dei medici indagati tese a ribaltare le conclusioni dei loro colleghi.

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