Niente truffa all’assicurazione Assolto automobilista paralizzato

Era accusato di avere dato una falsa versione dell’incidente perché lui aveva la patente sospesa In ballo c’è un risarcimento da due milioni che la compagnia assicuratrice non vuole riconoscere
TERAMO. Aveva subìto un gravissimo incidente stradale che dopo averlo fatto stare a lungo in pericolo di vita lo ha lasciato sulla sedia a rotelle con un’invalidità quasi totale. Un calvario, per un giovane rosetano. D.M. di 32 anni, non solo costretto a sottoporsi a numerosi interventi chirurgici, ma finito anche sotto processo con l’accusa di avere tentato di truffare l’assicurazione alla quale ha chiesto un risarcimento cdi due milioni di euro. Una cifra elevatissima, giustificata però, secondo il richiedente, dalle conseguenze devastanti dell’incidente. Per lui è scattata la denuncia per il reato di “mutilazione fraudolenta della propria persona”, in quanto avrebbe falsificato elementi di prova relativi all’incidente, una denuncia che lo ha portato sotto processo. Ma l’accusa non ha retto al vaglio del giudice del tribunale di Teramo Antonio Converti, che nell’udienza del 9 maggio scorso ha assolto il giovane, difeso dall’avvocato Eugenio Galassi, con la formula «perché il fatto non sussiste». La vicenda risale a più di otto anni fa. È il 14 novembre 2009 quando D.M. rimane coinvolto nell’incidente sulla strada che collega Montepagano a Roseto. L’auto, condotta dal fratello, rimasto illeso, finisce fuoristrada a causa del fondo scivoloso per la pioggia.
Le conseguenze sono gravissime e poco dopo inizia l’iter per la richiesta di risarcimento alla compagnia assicuratrice, che a sua volta inizia gli accertamenti per valutare se sia effettivamente tenuta o meno a pagare una cifra così alta. L’assicurazione ritiene di no e comincia una causa civile che non si è ancora conclusa. Nel frattempo, e siamo arrivati al 2014, inizia anche il procedimento penale: il giovane viene denunciato alla magistratura dalla polizia stradale che, anche sulla scorta delle segnalazione della compagni assicuratrice lo accusa di avere fornito una falsa versione dei fatti al solo scopo di intascare illecitamente il risarcimento dell’assicurazione. Secondo le accuse qual giorno di novembre 2014 alla guida dell’auto non c’era il fratello maggiore dell’indagato, ma lo stesso D.M. che non sarebbe potuto stare al volante perché senza patente: gli era stata sospesa qualche tempo prima per guida in stato di ebbrezza. A rafforzare la tesi accusatoria c’è anche un’altra circostanza: il giovane ferito viene trasportato all’ospedale dagli stessi familiari e da un amico; nessuno chiama un’ambulanza, come sarebbe stato più logico e più sicuro, nessuno avvisa le forze dell’ordine che vengono a sapere dell’incidente dalla comunicazione del pronto soccorso. Entrambi i fratelli vengono quindi denunciati all’autorità giudiziaria, ma il maggiore dei due esce quasi subito dall’inchiesta e sotto processo ci finisce il solo D.M. Questa circostanza fa già vacillare uno dei perni su cui si reggono le accuse e il processo che si è concluso il 9 maggi scorso le cancella completamente, almeno per quanto riguarda il primo grado di giudizio.
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