Olio e vino, in calo la produzione: «Ma la Val Vibrata regge l’urto»

Gli sbalzi climatici della primavera, tra piogge intense e siccità, hanno ridotto del 30% la raccolta I produttori: «La quantità è inferiore, ma aumenta la qualità». In crescita i prezzi soprattutto del bio
VAL VIBRATA. La Val Vibrata regge l’impatto negativo, su scala abruzzese, nella produzione di vino e olio che segna comunque una flessione di circa il 30 per cento. Se in altre zone del territorio abruzzese la produzione risulta drasticamente ridotta o in alcuni casi azzerata, in vallata, patria del Controguerra doc, il calo è sensibile ma non paragonabile ad altre realtà del sud Abruzzo. Precisamente, per il Montepulciano doc il calo è meno sentito essendo una vite più resistente agli attacchi della peronospora come lo è l’uva Trebbiano, più esposte agli attacchi del parassita sono la malvasia e il pecorino.
Quello che i viticoltori sono riusciti a fare per contenere gli effetti distruttivi di questo tipo di fungo crittogamico è il trattamento a base di rame ripetuto più volte. Oramai tutte le aziende del settore in vallata sono vocate al biologico per cui è stato necessario per mantenere lo standard, ripetere il trattamento senza l’uso di altri pesticidi. Il costo al litro al pubblico potrebbe risultare ritoccato al rialzo. «Lo scorso anno avevamo avuto una stagione siccitosa, che aveva portato in generale ad un calo della produzione, anche in questo caso, di circa il 30 per cento», spiega uno dei maggiori produttori vibratiani, Fabrizio Biagi, «quest’anno, ecco presentarsi la peronospora causata dal periodo aprile-giugno piovoso e poi siccitoso». Anche l’olio risente di un’annata ingenerosa e avara di acqua. Se la mosca bianca è risultata meno presente, la stagione impazzita ha determinato, a macchia, un calo nella produzione. La resa è stata inferiore perché le drupe sono risultate essere più asciutte e meno polpose. Mediamente, un quintale di olive sta producendo tra i dieci ed i tredici litri di olio. Prodotto di qualità, però, a discapito della quantità con prezzi, specie per il bio, che schizza anche a causa dell’aumento del costo di molitura iniziato già lo scorso anno per il caro energia.
Nei supermercati l’aumento del costo al litro è stato già evidente lo scorso anno anche nel caso di olio fatto con olive comunitarie ed extra Ue come pure l’olio di semi (specie di girasole) era schizzato alle stelle a causa del conflitto in Ucraina per poi ridimensionarsi con un prezzo medio al dettaglio di 1,80 euro al litro, contro i sette/otto dell’extravergine, spesso non cento per cento italiano e non spremuto a freddo che comporta, in questo caso, una ancora minore produzione ma con una maggiore qualità del prodotto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

