Palloncini e parole d’amore. A Tottea in mille per l’ultimo saluto all’operaio Andrea Moretti

2 Ottobre 2026

La comunità vicina alla famiglia del giovane precipitato in un cantiere al Colosseo. «Trovavi sempre il modo di sorridere». L’abbraccio del ministro Giuli e di Marsilio

CROGNALETO

È stata la giornata dell’addio, nel piccolo borgo montano di Tottea di Crognaleto, ad Andrea Moretti, il rocciatore 22enne che ha perso la vita precipitando da un’altezza di 10 metri mentre era impegnato nelle operazioni di installazione di un nuovo impianto di illuminazione all’interno del Colosseo. Oltre un migliaio di persone hanno partecipato al funerale in una giornata piena di sole, con le amate montagne che il giovane raccontava nelle escursioni in sella al suo cavallo, una delle sue grandi passioni.

Tanto dolore, tristezza e lacrime per l’intera comunità di Tottea e delle frazioni e comuni vicini, che si è stretta nella piazzetta, davanti alla suggestiva Grotta di Lourdes, in un rispettoso silenzio dopo un lungo corteo che ha attraversato le vie del borgo. Spesso lì, come hanno ricordato alcuni presenti, «si incontrava Andrea che, con il suo immancabile sorriso, salutava tutti». A dargli l’ultimo e commosso saluto c’era la sua gente che l’ha visto crescere e che ne piange la scomparsa come quella di un figlio e di un fratello. Ma c’erano anche le istituzioni e le autorità. Erano presenti il ministro della cultura Alessandro Giuli, in forma privata, il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il prefetto di Teramo Beatrice Agata Mariano, i consiglieri regionali Marilena Rossi, Sandro Mariani e Giovanni Cavallari, il presidente della Provincia di Teramo Camillo D’Angelo, il sindaco di Crognaleto Orlando Persia, che ha proclamato per l’intera giornata di ieri il lutto cittadino. Presenti anche il sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto e diversi sindaci dell’entroterra teramano. Parole di vicinanza, di forte richiamo a Dio, ma anche di monito a rispettare la sicurezza sul lavoro nell’omelia del vescovo emerito di Termoli-Larino Gianfranco De Luca, che ha officiato la Santa messa su delega del vescovo della diocesi Teramo-Atri Lorenzo Leuzzi, insieme al parroco di Tottea don Prakash Madanu, quello di Montorio e vicario foraneo delle chiese di montagna Don Pietro Paolo Di Domenico e altri sacerdoti della zona. «La morte di Andrea è una sconfitta grave per tutta la società», ha detto, «è contro natura che un giovane operaio che lavorava con dedizione debba perdere la vita mentre sta costruendo il suo futuro.

NOTEXT

Il lavoro deve dare dignità e vita, mai morte. La vita di un ragazzo di 22 anni non deve essere dimenticata e non può diventare una statistica, perché dietro a ogni numero c'è un volto, una persona, una storia, una famiglia, sogni e progetti. La vita di un ragazzo di 22 anni deve rimanere scolpita nella coscienza collettiva perché la sicurezza deve essere un dovere e il sacrificio di Andrea deve scuotere le coscienze di chi ha il potere e il dovere di proteggere i lavoratori». E ha aggiunto: «La sua vita nel buio di quella notte al Colosseo non si è spezzata nel vuoto, ma è stata afferrata dalle mani tese di Dio. Andrea, da lassù proteggi la tua famiglia e i tuoi amici e veglia su di noi affinché possiamo essere operai di giustizia». Durante la messa gli amici di sempre, con i quali Andrea trascorreva i suoi momenti felici nei fine settimana di ritorno dal lavoro a Roma, gli hanno donato e intitolato una giovane pianta di ulivo. Ognuno di essi ha apposto nei rigogliosi rami un cuore di cartoncino con un messaggio di ricordo e di saluto. “Al tuo sorriso che faceva passare ogni paura”, “Andrè insegna agli angeli a giocare a scacchi” riportavano alcuni di questi. L’albero verrà piantato nei prossimi giorni in una cerimonia privata nel giardino dinanzi alla chiesa di Tottea. Ma più di tutto a ricordare chi era Andrea sono state le lettere dedicate al giovane. «Con te è andata via una parte di noi. Il pensiero di sentire la vita senza i tuoi abbracci è troppo pesante da accettare, per noi il numero perfetto sarà sempre 4. Sentiamo che tu ci sei, ma non come vorremmo, facci sapere che da lassù ci sei e starai donando anche al cielo la tua essenza», sono state le parole commosse della sorella, che hanno raccontato di un dolore troppo grande da sopportare, ma anche l’Andrea artista che aveva frequentato due anni delle Belle Arti a Firenze, con la passione per il disegno a mano e per la chitarra e che voleva parlare al mondo attraverso le sue opere. Il giovane stava mettendo a punto un progetto artistico, “Seventy Lab”, che univa l’amore per la famiglia con il nome che prendeva spunto dal soprannome della casata a quello per il design e per la lavorazione del ferro che aveva scoperto lavorando in una bottega. E così nei fine settimana, quando tornava a Tottea, rimaneva fino a tarda sera la domenica per plasmare con le sue mani un’opera consistente in una grande sfera di ferro, vuota all’interno, perfetta, liscia, lucida. E avrebbe voluto portarla in varie città d’Italia. Anche a Roma e precisamente nel Colosseo, quel posto che sa di eternità e in cui Andrea era tanto orgoglioso di lavorare, ma dove si è spenta la sua giovane vita.

Un viaggio artistico nel quale avrebbe chiesto ai passanti di colpire la sfera, di ammaccarla, per consegnare il messaggio che «l’uomo con le sue azioni può rovinare ciò che di bello c’è attorno a noi». Poi spazio al ricordo della cugina e migliore amica di Andrea: «Trovavi sempre il modo di sorridere e di far sorridere. Appena mi vedevi correvi ad abbracciarmi e mi chiamavi “cuggì”. O ti vedevo, bello come eri, o ti sentivo per la tua risata che ti rendeva unico. Il tuo posto ci sarà sempre e per sempre nei nostri cuori, sei stato il sole, illumina questo infinito tunnel di dolore». E, infine, le parole della sua comunità che hanno voluto evidenziare un legame forte di “una grande famiglia”: il paese. «Andrea era nostro amico e nostro fratello e amava l’impresa per cui lavorava. Da noi a Crognaleto il lavoro passa spesso da imprenditori che sono amici, parenti alla lontana, famiglie che si conoscono da sempre. Siamo tutti legati dalla stessa montagna, che ci accompagna da quando siamo nati, e Andrea era parte della nostra arrampicata perché in montagna le persone mettono le radici e Andrea, quelle radici, le aveva messe profondamente». Una comunità che ha chiesto silenzio, «non quello dell’indifferenza, ma quello che accompagna i dolori troppo grandi per essere spiegati». Al termine della funzione funebre il feretro è stato portato a spalla nella piazza, mentre gli amici di Andrea hanno fatto volare in cielo palloncini bianchi e rossi a forma di cuore con il sottofondo di uno scrosciante applauso. Subito è ripartito il corteo a piedi fino al cimitero del paese, dove Andrea riposerà.

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