Paterna, la procura impugna l’assoluzione dopo la morte

29 Novembre 2015

I giudici d’appello dichiarano il ricorso «improponibile» e confermano che il fatto non sussiste per il socio Cantoresi. L’avvocato Lettieri: «Siamo arrivati a processare una persona oltre la vita»

TERAMO. «In questo Paese siamo arrivati al momento in cui un processo può andare oltre la vita di una persona»: le parole dell’avvocato Gennaro Lettieri spiegano più di tanti tecnicismi giuridici. Il caso è quello dell’imprenditore teramano ed ex presidente del Pescara calcio Dante Paterna morto nel giugno dell’anno scorso, qualche giorno dopo essere stato assolto con la formula più ampia del fatto non sussiste dall’accusa di aver truffato il Fisco. La procura a gennaio ha fatto ricorso in appello contro l’assoluzione inserendo nella dichiarazione sia il nome dell’allora socio di Paterna Luca Cantoresi (anch’egli assolto in primo grado) sia quello dello stesso Paterna nel frattempo deceduto dopo una malattia (entrambi difesi da Lettieri).

Ma i giudici dellaicorte d’appello il 19 novembre hanno respinto l’appello verso Paterna dichiarandolo «improponibile» e hanno confermato l’assoluzione per Cantoresi. Per ora c’è solo un dispositivo, ma è evidente che sarà molto interessante leggere lo motivazioni della sentenza emessa dal collegio presieduto da Fabrizia Francabandera (a latere Armando De Aloysio e Marco Flammini). Nel ricorso contro la sentenza di primo grado il pm titolare del fascicolo Greta Aloisi ha scritto: «si chiede che la corte d’appello, in parziale riforma dell’impugnata sentenza, voglia affermare la penale responsabilità di Dante Paterna e Luca Cantoresi in ordine ai reati loro ascritti pronunciando nei confronti del primo declaratoria di non doversi procedere essendo i reati estinti per intervenuta morte del reo e condannando il secondo alla pena che sarà ritenuta congrua dal pm di udienza». Il 30 maggio dell’anno scorso la sentenza di assoluzione firmata dal giudice Giovanni Cirillo aveva chiuso dopo quasi 10 anni una vicenda giudiziaria che vedeva coinvolti Paterna e Cantoresi accusati di evasione fiscale, di violazioni sull'Iva e di truffa ai danni dello Stato per un'attività di compravendita di telefoni cellulari che, secondo le accuse, avrebbe nascosto operazioni commerciali fittizie o altre operazioni reali ma comunque illecite. Operazioni, a giudizio degli inquirenti, fatte al solo scopo di ottenere indebiti rimborsi dell'Iva e di frodare il fisco attraverso fatturazioni inesistenti. Il danno all'erario, sempre secondo le accuse poi smontate durante il dibattimento, sarebbe stato notevolissimo: oltre 18 milioni di euro.

Un volume d’affari originato dalle attività commerciali di due società facenti capo all’epoca a Paterna: la Euro (per alcuni anni distributrice ufficiale dei prodotti Nokia in Italia) e la Watary Italia, con sedi legali a Mosciano e Giulianova. I fatti di cui dovevano rispondere i due imprenditori sarebbero avvenuti fra il 2003 e il 2007, ma una volta arrivato all'esame del tribunale l'impianto accusatorio non ha retto, grazie anche al certosino lavoro della difesa che ha analizzato una per una le tante operazioni fiscali contestate.

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