Pediatra assolto: non aiutò l’assassina di Torricella

13 Dicembre 2014

Il medico era accusato di favoreggiamento e minacce perché non volle eseguire un tampone per trovare il dna

TERAMO. Era l'inizio del 2012 e gli investigatori stavano battendo a tappeto tutte le piste possibili alla ricerca dell'omicida di Carmine De Luca. Tra queste anche quella che conduceva ad una donna legata all'imprenditore di Torricella e che, su disposizione della procura, li aveva portati in ospedale per chiedere al personale medico di effettuare un tampone su una paziente. Tampone volto ad accertare a chi appartenesse il dna delle tracce di sangue rinvenute a casa della vittima e che il pediatra Attilio Branciaroli si era rifiutato di effettuare, finendo così a processo per violenza e minaccia a pubblico ufficiale e favoreggiamento personale. Dell’omicidio di De Luca è stata accusata Francisca Binicio Medina, condannata in primo grado a 25 anni.

Le accuse al pediatra ieri sono cadute in aula, con il giudice Massimo Biscardi che ha assolto il professionista perché il fatto non sussiste. Un'assoluzione che sposa in pieno la tesi difensiva di Branciaroli, rappresentato dall'avvocato Fabrizio Retko, che ha sostenuto di non aver fatto l'esame in quanto non vi era alcun provvedimento scritto della procura o del gip che giustificasse l'accertamento. Il pediatra non avrebbe infranto la legge ma, al contrario, avrebbe rispettato le procedure imposte per legge.

Per Branciaroli la fine di un incubo, che arriva a pochi mesi di distanza da un'altra assoluzione in un processo che lo vedeva imputato per lesioni gravi per non aver riconosciuto la torsione di un testicolo in un bimbo di 9 mesi. Un'accusa dalla quale era stato assolto perchè il fatto non costituisce reato. La vicenda risaliva al gennaio del 2008, con il piccolo successivamente ricoverato a Pescara dove i medici, di fronte alla necrosi del testicolo, non avrebbero potuto far altro che asportarlo.

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