«Pentito di mafia è il mandante del tentato omicidio di Silvi»

La Procura chiude le indagini e chiede il processo per lui e per il giovane fermato a Londra Sono imputati per l’attentato al direttore della motorizzazione di Chieti avvenuto un anno fa
SILVI. C’è un mandante, anche se – dicono gli atti – manca ancora il movente. Ma in questa storia il mandante, o almeno il presunto, basta e avanza a definire il peso di un’inchiesta. Perchè, è la tesi della Procura, dietro all’attentato al direttore della motorizzazione civile di Chieti Mario Nino Presutti c’è un pentito della ’ndrangheta, da tempo collaboratore di giustizia, all’epoca dei fatti residente a Silvi e ora rinchiuso in un carcere della Toscana proprio in seguito all’ordinanza di custodia cautelare emessa quasi un anno fa dal gip Roberto Veneziano per tentato omicidio. Per lui e per Doriano Mancinelli, il 37enne di Silvi arrestato a Londra dopo un periodo di latitanza e accusato di essere l’esecutore materiale dell’agguato a colpi di pistola messo a segno a Silvi contro la macchina di Presutti, il pm Greta Aloisi ha chiesto il processo e il gup ha fissato per il 17 ottobre l’udienza preliminare. Il giudice Veneziano nell’articolata ordinanza di custodia cautelare così li definisce: «Mancinelli esecutore materiale e D.C. complice e coordinatore della complessiva azione criminosa».
CHI E’ IL MANDANTE. Il presunto mandante si chiama D.C., 50 anni, di Tropea, che negli atti giudiziari compare sempre come «domiciliato presso il servizio centrale di protezione». L’uomo (di cui non forniamo il nome proprio perchè inserito in un programma di protezione) negli anni scorsi ha fatto rivelazioni che hanno portato a scardinare il sistema delle cosche nella zona di Tropea e Capo Vaticano. In particolare dalle sue rivelazioni nel 2006 è nata l’operazione “Odissea” con 41 ordinanze di custodia cautelare emesse dalla direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, contro altrettanti affiliati alla cosca Mancuso di Limbadi e dei La Rosa di Tropea. Ad assisterlo, questi almeno i nomi che compaiono negli atti, gli avvocati Giuseppe Cichella e Luigi Li Gotti, quest’ultimo difensore di pentiti quali Tommaso Buscetta, Totuccio Contorno e Giovanni Brusca. Mancinelli è assistito dall’avvocato Gennaro Lettieri.
IL MOVENTE. Ma il movente negli atti non c’è. Scrive a questo proposito il giudice Veneziano: «Di certo le indagini fino a questo momento compiute con encomiabile linearità ed indubbia professionalità dai carabinieri operanti non sono state in grado di delineare un movente, ossia la ragione che ha innescato, nella prefigurazione deviata dei due correi, il complesso iter organizzativo che avrebbe dovuto concludersi con l’uccisione del Presutti, cui eventualmente i due addebitano qualche comportamento, nell’ambito della sua attività professionale di direttore della motorizzazione civile di Chieti, interpretato come un insuperabile ostacolo al perseguimento di considerevoli utilità di eminentemente natura economico». E aggiunge: «Profilo da ritenersi oscuro finanche dalla vittima Presutti che, nonostante gli sforzi profusi, non è riuscito a collegare quel deprecabile gesto a qualche attività correlata con la propria professione. E’ essenziale il proseguimento delle sforzo investigativo sì da fornire al contesto indiziario d’insieme il collante definitivo del movente la cui mancanza, allo stato degli atti, di certo non incide negativamente sulla saldezza di un quadro indiziario strutturato su basi solide».
L’ATTENTATO. L'agguato avvenne alle 7.40 dell'8 giugno del 2016. Quella mattina Presutti, direttore della Motorizzazione di Chieti, originario dell'Aquila e residente a Silvi, uscì come sempre dalla sua abitazione di Silvi, salì sulla sua Toyota e si diresse verso la statale 16. Quel giorno percorse meno di 500 metri: uno Scarabeo 125 rubato a Pescara con in sella un uomo con un casco integrale si affiancò all'auto, dalla parte del guidatore. L'uomo tirò fuori una pistola, probabilmente un'automatica calibro 9, ed esplose un colpo. Il proiettile, fortunatamente, non raggiunse Presutti: si conficcò nella carrozzeria.
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