«Per mesi a lezione tutti in un solo locale Ce l’abbiamo fatta»

Le insegnanti raccontano i disagi dal terremoto di agosto fino al trasferimento nei locali della Pro loco di Tottea
CROGNALETO. La scuola Ikea è il lieto fine di una storia, quella di un anno scolastico travagliato cominciato subito dopo il terremoto che ha colpito il 24 agosto il Centro Italia. Un rientro affrettato per i docenti del plesso di Nerito, unica scuola del comune di Crognaleto che raccoglie 57 studenti suddivisi tra scuola dell’infanzia, primaria e secondaria che, a differenza delle altre scuole del Teramano dove le amministrazioni comunali optarono per la riapertura il 19 settembre, ripresero le lezioni come stabilito dal calendario scolastico regionale il 12 settembre.
«La paura era tanta», racconta Maria Savini, fiduciaria del plesso, «rientrare in classe prima di tutti gli altri ci ha fatto sentire pionieri e ci ha messo di fronte a diverse difficoltà. E’ stato un rientro difficile, anche se abbiamo cercato di avere un atteggiamento positivo». Quando il terremoto sembrava un ricordo ormai lontano, le terribili scosse di ottobre hanno messo a dura prova gli animi degli insegnanti, mentre teneva ancora l’edificio costruito negli anni 80, che ha superato la prova di agibilità. «Ancora una volta siamo pionieri nel rientrare a scuola il 9 novembre, in anticipo rispetto agli altri», prosegue il racconto Maria Savini, che da vent'anni insegna a Nerito, «e per far sentire i bambini più tranquilli abbiamo cercato, con una situazione di fortuna sistemati al primo piano dell’edificio scolastico, di essere vicini alle vie di fuga». I ragazzi delle medie erano addirittura in palestra, mentre quelli della scuola dell'infanzia per qualche giorno lungo il corridoio. Il sisma del 18 gennaio ha messo a dura prova la scuola, nella quale i bambini dal 13 gennaio di fatto non rientreranno più, per essere trasferiti dopo un mese a Tottea (a un’altitudine di mille metri) nella sede della Pro loco, dove la scuola ripartirà il 13 febbraio «in una struttura non adatta ad accogliere alunni, con divisori più formali che reali» tiene a precisare Savini, «in ogni caso ci siamo adeguati alla situazione e stiamo arrivando a conclusione di un anno davvero difficile che ci ha messi a dura prova, nel quale comunque forti della nostra professionalità ed esperienza siamo comunque riusciti a rassicurare ed insegnare».
In un’unica stanza, con dei divisori bassi si sono ritrovati scuola primaria e scuola secondaria insieme. «Abbiamo fatto il meglio che potevamo», è il commento di Elisa Cocciglia, docente dalla scuola secondaria, «abbiamo convissuto per oltre un mese e mezzo con i bambini della scuola primaria nella stessa stanza. Poi per fortuna c’è stata concessa una nuova sala, dove faccio tuttora lezione seduta accanto ai ragazzi, perchè le tre classi della secondaria si trovano insieme. Con la nuova scuola finalmente torneremo a fare scuola pienamente. Torneremo a servirci di alcuni strumenti come l’audio libro, un power point, un film o semplicemente un computer». Penalizzati finora anche i più piccoli che fanno scuola in un ambulatorio medico stretto e angusto. «Le maggiori difficoltà"" spiega Adalgisa Di Donatantonio, docente della scuola dell’infanzia, «le abbiamo trovate proprio in questi cambiamenti continui. I bambini di questa fascia di età (3-6 anni) fondano le proprie certezze sulla routine e sugli ambienti che diventano famigliari per loro. E' stato un anno davvero difficile».
Catia Di Luigi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

