Pesca delle vongole: il fermo si allunga fino a tutto febbraio

Gli operatori: «Il prodotto attualmente è troppo piccolo e così non può essere messo in commercio, deve crescere»
GIULIANOVA. Continua, e si allunga come non era mai accaduto in passato, il fermo della pesca alle vongole. Per le festività natalizie e il cenone di Capodanno si dovrà ripiegare sul prodotto, comunque di buona qualità, proveniente da altri mari italiani. Il nuovo divieto, imposto senza soluzione di continuità rispetto a quello decaduto il 30 novembre, è entrato in vigore ieri sulla scorta di un’ordinanza del capitano di vascello Salvatore Minervino, comandante del compartimento marittimo e del porto di Pescara. Nel provvedimento si sottolinea che all’interno del compartimento, fino al 28 febbraio 2022, è vietata la pesca professionale dei molluschi bivalvi (venus gallina). Viene disposto che i documenti di bordo rimarranno depositati presso l’autorità marittima nella cui giurisdizione viene effettuata l’interruzione dell’attività di esercizio ittico. Qualora il peschereccio sia utilizzabile anche per altro tipo di pesca, dovrà essere cura dell’armatore predisporre lo sbarco di tutte le attrezzature per la pesca delle vongole e dedicarsi così ad esercizio diverso.
Un primo stop alla pesca delle vongole era stato programmato, su base in parte tecnica e in parte volontaria, a partire dal 17 settembre scorso, con durata del divieto fino al successivo 30 novembre: due mesi e mezzo di blocco delle attività di pesca. Che evidentemente erano ritenuti necessari allo scopo prefissato dal Cogevo Abruzzo, il consorzio dei vongolari, e cioè di consentire ai molluschi bivalvi di crescere e svilupparsi. Del resto le norme al riguardo imposte dalla Comunità europea sono rigide e i controlli della guardia costiera e del servizio veterinario della Asl sono alquanto stringenti. Nei giorni scorsi il presidente del Cogevo, Giovanni Di Mattia, assieme ai responsabili dell’Istituto zooprofilattico di Teramo ha eseguito una serie di sopralluoghi in mare per constatare lo stato di sviluppo delle vongole. Afferma lo stesso Di Mattia: «Le verifiche effettuate ci hanno consigliato di prorogare il fermo in modo da consentire la naturale crescita delle vongole e la loro riproduzione secondo quanto previsto dai regolamenti e dal ciclo biologico». Gli fa eco Vespasiano Corsi, presidente del Vocoter, azienda che commercializza in particolare le vongole provenienti dall’attività del Cogevo: «I nostri pescherecci sono stati costretti a fermarsi per motivi oggettivi legati all’attuale dimensione delle vongole, che non permettono la normale commercializzazione. Torneremo ad essere operativi a marzo con un prodotto di alta qualità». Restano così fermi agli ormeggi circa 80 pescherecci di stanza in gran parte nel porto di Giulianova ma anche in quello di Pescara e nel porticciolo di Roseto.
Al di là dei regolamenti e delle disposizioni di legge, il lungo fermo della pesca delle vongole induce a riflettere visto che, seppure in larga parte volontariamente, viene applicato su quasi metà dell’anno. È un campanello d’allarme che invita a soffermarsi sulle forti battaglie portate avanti dal Cogevo che, a proposito del ripascimento delle spiagge, si è sempre battuto, contro il prelievo di sabbia nelle zone di riproduzione e sviluppo dei molluschi bivalvi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

