Piano spiaggia, altra bocciatura No del comitato anti-erosione

Alba Adriatica, la variante al piano demaniale comunale penalizzerebbe gli operatori della zona nord «Porterà a uno sviluppo non omogeneo di tutto il litorale, saranno favoriti i concessionari più a sud»
ALBA ADRIATICA. «Evidentissima disuguaglianza»: così il comitato anti-erosione torna a criticare la bozza del nuovo piano spiaggia di Alba Adriatica, replicando di fatto all’amministrazione Casciotti e rompendo la tregua della conta dei danni dell’ultima mareggiata. Lo fa con una lettera aperta, firmata dai soci fondatori, con l’obiettivo di mostrare preoccupazioni e perplessità alla cittadinanza. La missiva parte ricordando che il comitato, formato da 15 imprenditori della costa nord e da 3.500 tra cittadini e turisti, non ha natura politica e ha come scopo quello di «tutelare quella parte di litorale colpita dal fenomeno erosivo, con lo scopo di difendere quel tessuto sociale che da troppi anni risulta abbandonato».
Quindi sulla variante al piano demaniale comunale: «Come strumento in grado di innescare un processo di rigenerazione, il piano deve tenere conto di tutte le emergenze e le necessità del territorio, valutandone le specifiche caratteristiche e peculiarità. Il piano regionale infatti parla di “favorire lo sviluppo omogeneo nel rispetto del patrimonio naturale e degli equilibri territoriali ed economici; e tutelare il territorio nelle aree a rischio erosione». La variante al piano comunale tutto fa tranne che un bilanciamento tra gli interessi degli operatori o cercare di far sviluppare in modo omogeneo le due zone di Alba. Si dovrebbero garantire uguali chance e uguali diritti anche ai soggetti svantaggiati, per l’appunto gli operatori di Alba Nord. Uguaglianza non significa riconoscere a tutti il medesimo trattamento, posto che, se diverse sono le condizioni dei soggetti, applicare agli stessi una identica disciplina non eliderebbe in alcun modo le disuguaglianze esistenti a monte». Continua il comitato, riferendosi alle alternative proposte, come le traslazioni, cioè la modifica della superficie delle concessioni: «In una zona martoriata, non avere la possibilità di offrire servizi balneari ha come unica conseguenza il degrado. Le tre opzioni sono state proposte nei tavoli di confronto, ma l’amministrazione le ha bocciate senza prenderle minimamente in considerazione. Tali soluzioni alternative si rendevano necessarie atteso che si proponeva come unico strumento per fronteggiare le difficoltà legate al fenomeno erosivo quello dei terrazzamenti».
Il comitato anti-erosione ricorda quindi come, secondo la normativa regionale, realizzare i terrazzamenti o altri manufatti sia impossibile, prima della messa in sicurezza, su spiagge ad alto rischio morfologico come la costa nord albense. «Perché allora proporre uno strumento che in concreto non potrà essere utilizzato nella zona nord? Questo atteggiamento non fa altro che alimentare il divario tra concessionari di zona nord e di zona sud. Questi ultimi infatti avranno la possibilità di servirsi di tutti gli strumenti messi a disposizione dal piano demaniale andando così a ufficializzare la spaccatura economica delle due zone», aggiunge il comitato, assegnando la responsabilità della situazione creatasi allo «scarica barile inqualificabile tra apparato amministrativo e politica negli ultimi 30 anni».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

