Pineto, desolazione e degrado intorno al Mercatone Uno

L’edificio è chiuso dopo il fallimento della società a maggio Cresce la rabbia dei 43 lavoratori: un sit-in il 3 settembre
PINETO. Il tempo sembra essersi fermato allo scorso 23 maggio, quando le porte del Mercatone Uno di Scerne si sono chiuse definitivamente a seguito del fallimento dichiarato dalla società Shernon Holding, che ha lasciato da un giorno all’altro ben 43 dipendenti a casa nella sola sede di Pineto. Tutto attorno all’edificio, chiuso da mesi, si registra oramai una desolazione evidente.
Sono rimaste appese alle vetrine le offerte dei prodotti in vendita, sbiadite dal sole. L’ingresso laterale, caratterizzato da un’incuria senza fine, è diventato una sorta di discarica a cielo aperto, dove sono in bella mostra vecchi divani abbandonati, sedie e brandine. Nel retro dell’ex centro commerciale le pareti sono sgretolate, con i calcinacci caduti a terra, e nel parcheggio, altrimenti deserto, ci sono alcune vecchie auto aziendali inutilizzate. Le pensiline che coprono i carrelli della spesa sono ormai invase da erbacce alte oltre un metro e anche il parco giochi che era frequentato dai bambini appare abbandonato, con il verde non curato e l’erba secca. Il quadro non cambia nemmeno davanti all’entrata del magazzino di consegna mobili. Davanti al cancello c’è ancora un cartello con il quale si informavano i clienti delle date e dei giorni adibiti al ritiro delle merci e il bar davanti le porte d’ingresso del Mercatone è anch’esso chiuso.
Intanto resta l’incertezza per il futuro dei lavoratori. Davanti l’edificio, ben visibile per chi transita sulla statale, c’è uno striscione, issato dai dipendenti, che recita: “Truffa legalizzata, derubati-soldi-dignità lavoro». Gli stessi lavoratori, molti dei quali percepiscono la cassa integrazione ridotta perché inquadrati come part-time, il prossimo 3 settembre, in segno di protesta verso quella che ritengono l’inerzia della politica, metteranno in atto un sit in davanti all’edificio del Mercatone Uno per urlare la propria rabbia e rivendicare maggiore attenzione. La protesta combacia con la data in cui arriverà il curatore fallimentare a fare l’inventario per la liquidazione dei creditori.
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