Pineto, la protesta dell'ex assessore: "Rifiuto di curarmi ad Atri nell'ospedale che la Regione Abruzzo dismette"

9 Febbraio 2016

Nonostante gli avvertimenti dei medici, Balducci rifiuta per protesta il ricovero nel reparto di cardiologia

PINETO. «Mi lascio morire per protesta». È il modo agghiacciante con cui Luigi Balducci, ex amministratore pinetese, ha scelto di mostrare pubblicamente la sua forma di disapprovazione nei confronti della decisione di chiudere l’ospedale di Atri. Tutto ha inizio venerdì sera quando Balducci arriva al pronto soccorso del San Liberatore accusando un forte dolore al petto e al braccio sinistro. Un campanello d’allarme per gli operatori sanitari di turno, i quali effettuano gli esami previsti dal protocollo in casi del genere da cui emerge la necessità di un ricovero nel reparto di cardiologia.

Ma lui rifiuta, «nonostante gli avvertimenti del medico di turno e del cardiologo», come si legge nel verbale di pronto soccorso. «Non mi faccio curare in un ospedale che stanno smembrando giorno per giorno», dice Balducci con un filo di voce, «dove hanno chiuso perfino la cucina che era un vanto per la struttura tanto da essere presa a esempio da molti ristoranti della zona. Lo stesso San Liberatore è stato il fiore all’occhiello della sanità abruzzese mentre oggi la politica ha deciso di farlo morire poco a poco. E io farò altrettanto». Parole che dovrebbero far tremare i polsi di chi le ascolta; e non sono pochi, visto che Balducci ha deciso di pubblicare tutta la documentazione medica su facebook, dove tiene anche un diario quotidiano circa le sue condizioni di salute.

«Sono al terzo giorno di protesta», continua Balducci, «e nessuno, tranne qualche raro amico, si è fatto sentire, mentre durante le elezioni ricevevo decine di telefonate. Io mi aspetto che l’assessore regionale alla sanità Paolucci mi dia rassicurazioni circa l’idoneità del reparto di cardiologia del San Liberatore di Atri, dove ho trovato medici molto professionali e personale preparatissimo, ma non hanno gli strumenti idonei per operare: tutti fanno miracoli ma sono rimasti veramente in pochi. Pensate che mi hanno detto che se le mie condizioni si fossero aggravate mi avrebbero trasferito all’ospedale di Teramo in elicottero».

Così Balducci ora si trova nella sua casa di Pineto, tra l’altro in una zona lontana dal centro, dove vive da solo con l’aggravante di altre pesanti patologie che non lo rendono del tutto autonomo. «Adesso vi lascio», ha scritto su facebook, «perché mi risento male».

Federico Centola

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