Poche vocazioni, l’allarme del vescovo «Solo 92 preti e 25 hanno più di 80 anni»

4 Aprile 2015

TERAMO. La crisi delle vocazioni si è palesata con tutta la sua evidenza alla comunità dei fedeli teramani con la chiusura di San Domenico, dopo che la partenza dei frati francescani ha lasciato per...

TERAMO. La crisi delle vocazioni si è palesata con tutta la sua evidenza alla comunità dei fedeli teramani con la chiusura di San Domenico, dopo che la partenza dei frati francescani ha lasciato per due mesi la chiesa priva di cure pastorali. Il vescovo Michele Seccia ha trovato una soluzione lampo assicurando una messa vespertina la domenica grazie alla disponibilità di don Valentino Riccioni, ma il problema investe tutta la diocesi che conta 187 parrocchie e circa 500 chiese.

A rendere le dimensioni del problema è stato lo stesso monsignor Seccia dagli schermi di Teleponte dove ha rappresentato il problema dei sacerdoti al lumicino, invecchiati e affaticati. Nonostante il corpo diocesano si sia irrobustito lo scorso anno con nuovi sacerdoti, e altri due saranno ordinati il prossimo mese, resta il fatto che la cura pastorale di così tante chiese è affidata a un totale di appena 92 parroci. Di questi 25 hanno tra gli 80 e i 93 anni. «Per cui», ha spiegato il vescovo, «come è capitato recentemente, qualche sacerdote ha problemi di salute e fa un passo indietro non perchè non vuole ma perchè non se la sente più. Per quel che è possibile c'è chi dà una mano, soprattutto nelle frazioni i parroci girano, ma non sempre è possibile». Ai 92 parroci si aggiungono una quarantina di religiosi tra passionisti, conventuali, trinitari e salvatoriani che danno un importante contributo ai bisogni dei fedeli, ma di fronte a numeri e a un territorio così esteso è difficile, in particolar modo per le zone interne e montane che si popolano soprattutto nei periodi di festa. «Bisogna fare qualche sacrificio», ha concluso Seccia «i sacerdoti celebrano anche due o tre messe, ma di più non si può, anche perché devono essere a disposizione per le confessioni, per gli ammalati e gli altri bisogni delle comunità pastorali. Tengo a ripetere a tutti una espressione di grande fede: il braccio di Dio non si è accorciato. Siamo noi che dobbiamo pregare di più, attraverso la preghiera e la conoscenza di queste necessità».

Marianna De Troia

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