Pomante: mai vicino alla maggioranza Marroni: c’è un patto Mariani-Gatti

25 Maggio 2017

«Sono stufo di questa continua aggressione alla nostra affidabilità». Gianluca Pomante sceglie il giorno della firma della mozione di sfiducia al sindaco Maurizio Brucchi per zittire le insinuazioni...

«Sono stufo di questa continua aggressione alla nostra affidabilità». Gianluca Pomante sceglie il giorno della firma della mozione di sfiducia al sindaco Maurizio Brucchi per zittire le insinuazioni che, a più riprese, l'hanno indicato come in avvicinamento alla maggioranza in crisi numerica e minaccia querele nei confronti di chi si è reso autore di «affermazioni denigratorie senza fondamento». Il consigliere, ex candidato ala carica di primo cittadino poi alleato di Manola Di Pasquale nel ballottaggio di tre anni fa, sgombra il campo dalle illazioni a suo dire create ad arte dallo stesso centrodestra per dividere l'opposizione. «Abbiamo dimostrato di essere compatti», spiega, «e anche se ci sono state tra noi opinioni diverse nessuno si è mai avvicinato alla maggioranza». Tanto per chiarire il concetto Pomante tiene e a precisare che «Sperandio è stato l'ultimo sindaco ricordato con affetto dai teramani», mentre le ultime tre giunte sono state responsabili «della distruzione della città». Emblematica, secondo lui, è la mancata svalutazione da parte dell'amministrazione dei cosiddetti "crediti inesigibili", somme che il Comune non incasserà mai pur avendone diritto per insolvenza dei debitori, da cui deriverebbe un buco di bilancio da oltre 50 milioni di euro. La coalizione in cui Pomante si riconosce è di tutt'altra pasta. «Vogliamo crescere insieme», spiega, «aderendo a un sistema politico che punta sui migliori per governare e non baratta incarichi davanti a un panino con la porchetta o a una birra».
A rafforzare il concetto è Maria Cristina Marroni secondo cui i dissidenti non hanno motivato il dissenso rispetto alla maggioranza. «La loro posizione non è chiara», evidenzia, «ma c'è un patto tra Sandro Mariani e Paolo Gatti per la scalata al Comune». I dissidenti, insomma, sarebbero strumenti del piano dei due consiglieri regionali, l'uno del Pd e l'altro di Forza Italia nonché fondatore di "Futuro in". «Ci opporremo alla sostituzione di un capobastone con un altro», scandisce Marroni, «la città va liberata dai metodi clientelari». Gianguido D'Alberto (Pd) assicura che nessuno accetterà la riproposizione di logiche spartitorie e di gestione del potere adottate dal centrodestra. (g.d.m.)