Prati di Tivo, fallisce l’ultimo tentativo di salvare la stagione

Il gestore Finori dice no alla concessione diretta dei terreni L’Asbuc: «Non è nostra la responsabilità della chiusura»
PIETRACAMELA. È saltato l’ennesimo tentativo di riaprire la stazione di Prati di Tivo dopo il diniego del gestore degli impianti Marco Finori a un contratto di concessione diretta dei terreni proposto dall’Asbuc di Pietracamela.
Nubi nere, non per le previsioni metereologiche, ma per l’incertezza del futuro, si addensano sulla stazione sciistica che è chiusa non solo per le disposizioni anti Covid, ma perché non si riesce a trovare una soluzione per la concessione dei terreni, condizione necessaria per la riattivazione delle attrezzature e lo svolgimento delle operazioni propedeutiche. O almeno non si riesce a trovare una soluzione che metta d’accordo gli operatori coinvolti.
Da quando l’Asbuc di Pietracamela ha rescisso il contratto di concessione alla Gran Sasso Teramano (Gst), la società pubblico-privata in liquidazione proprietaria delle attrezzature, per il non pagamento dei canoni si è aperta una “trattativa” che, finora, non ha dato il risultato sperato.
Dall'accordo per riportare in bonis solo per questa stagione il contratto di concessione rescisso si è passati alla successiva impossibilità dell'Asbuc di riattivarlo e infine alla proposta dell’Asbuc di stipulare una nuova concessione con il gestore degli impianti Marco Finori, rifiutata, però, da quest’ultimo. «Non abbiamo potuto revocare la rescissione del contratto di gestione perché ormai decaduto», spiega Paride Tudisco, presidente Asbuc, «non abbiamo potuto concedere una nuova concessione alla Gst perché nostro soggetto debitore di più di 180mila euro e non c’è stato nessun tentativo di sistemare il debito pregresso e così abbiamo trovato la soluzione di concedere i terreni direttamente al gestore per sei mesi a partire da subito al costo di 17.500 euro grazie alla validità della determina regionale che ci attribuisce questi poteri. Ma non ha accettato perché, come ci ha risposto, ha anche il contratto di concessione con la Gst e non può caricarsi economicamente di due concessioni».
Tudisco si difende contro chi definisce l'Absbuc la responsabile della non riapertura. «Ci esimiamo da ogni responsabilità», conclude, «perché il problema non siamo noi, ma altri che impediscono la soluzione». Secca la replica del liquidatore della Gst Gabriele Di Natale: «Avevamo chiesto all’Asbuc i terreni a costo zero solo per la stagione invernale e c’è stato negato. L’onere della concessione dei terreni è della Gst e non del gestore. Sul debito che abbiamo per i canoni non pagati voglio ribadire che la Gst è una società in liquidazione, pertanto c’è un Piano di liquidazione dei debiti approvato e certificato da tutti i soci, compresa la stessa Asbuc, e che tutte le pendenze verranno ristorate appena saranno venduti gli impianti o le quote».
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