Prati di Tivo, parla il liquidatore «Non possiamo fare investimenti»

7 Febbraio 2020

Gabriele Di Natale risponde alle varie richieste di rilancio della stazione sciistica teramana «Dobbiamo vendere gli impianti, speriamo di ricavarci abbastanza per pagare i debiti accumulati»

PIETRACAMELA. «Si continua a parlare della situazione impianti di Prati di Tivo, cercando di far passare le condizioni della stazione sciistica floride e in piena normalità, ma si disconosce che la Gran Sasso Teramano, la società proprietaria delle attrezzature, è in liquidazione e non può gestire nè fare attività imprenditoriale». A parlare è Gabriele Di Natale, il liquidatore della Gran Sasso Teramano, che vuole chiarire la situazione degli impianti dei Prati per replicare alle lamentele che si sono susseguite: sul ritardo delle manutenzioni alle attrezzature e di conseguenza della riapertura della stazione sciistica, sulla mancanza di programmazione e continuità, sulla mancata attribuzione di una gestione pluriennale, sui problemi all’innevamento artificiale e sulla sicurezza della stazione. «La Gran Sasso Teramano», spiega Di Natale, «ha oltre 1 milione 200mila euro di debiti e siamo in piena liquidazione. Dobbiamo vendere tutti gli impianti e pagare i debitori; in questo momento non si può né programmare, né fare nessun bando pluriennale». Il bando di vendita di tutti gli impianti di Prati di Tivo e di Prato Selva – a esclusione della cabinovia della Madonnina di proprietà della Provincia – in un unico lotto per un prezzo base d’asta di 3.658.916 euro scaduto lo scorso 19 gennaio è andato deserto. Il prossimo con un ribasso del 25% ci sarà il 17 marzo. «Speriamo di poter vendere a un prezzo superiore al debito che ci permetterebbe di soddisfare i creditori, ma se fosse inferiore si aprirà la fase delle procedure concorsuali. La Gran Sasso Teramano è un malato terminale e siamo fortunati che con la gestione di Marco Finori sta andando avanti la stagione perché la società, contrariamente a quanto fatto in passato, non può gestire le attrezzature. Ci auguriamo che ci sia qualcuno disposto ad acquistare per permetterci di rientrare con le insolvenze». Tra i creditori ci sono alcuni dei soci, come il Comune di Fano Adriano che ha fatto un decreto ingiuntivo alla di 120mila euro per i canoni pregressi non versati e ora anche l’Asbuc di Pietracamela, proprietaria dalle aree interessate dalle piste, ha agito legalmente per i corrispettivi non pagati e ci sarà una mediazione martedì prossimo alla Camera di commercio. Infine sul sistema di innevamento artificiale che non è stato potuto mettere in atto Di Natale chiarisce che «è vero che le pompe dei cannoni sparaneve sono state smontate, ma tutto è dipeso dal mancato rinnovo della concessione della Regione alla Sea per l’utilizzo delle acque dell’invaso. Anche a noi piacerebbero cannoni di ultima generazione, ma non abbiamo i soldi per comprarli. Anziché parlare e sparlare invito tutti a unirsi per salvare il comprensorio che rischia di morire».
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