Prati di Tivo, senza concessione la riapertura sarà impossibile

15 Gennaio 2021

L’amministrazione separata non ha potuto ripristinare il contratto con la Gran Sasso Teramano Si studiano altre soluzioni ma la società rischia il fallimento. Di Bonaventura: «La stagione è andata»

TERAMO. «Allo stato attuale gli impianti di Prati di Tivo non riaprono e c’è il rischio reale che non riapriranno per tutta la stagione invernale per il problema, l’unico, della concessione dei terreni da parte dell’Asbuc di Pietracamela». A parlare è il presidente della Provincia Diego Di Bonaventura che mette in luce il problema della stazione sciistica destinata a rimanere chiusa, non solo per le disposizioni governative in materia di Covid-19, ma perché la Gran Sasso Teramano (Gst), la società pubblico-privata in liquidazione proprietaria delle attrezzature sciistiche di Prati di Tivo e Prato Selva, non ha più in concessione i terreni dove insistono gli impianti dopo la rescissione del contratto di concessione dell’Asbuc (l’amministrazione separata degli usi civici) per il mancato pagamento dei canoni.
Il 5 gennaio scorso in un incontro in Provincia si era arrivati alla soluzione di riportare in bonis il contratto di concessione rescisso da parte dell’Asbuc alla Gst, ma finora nulla è accaduto. «Se non abbiamo la concessione non possiamo svolgere le operazioni propedeutiche sugli impianti per la riapertura», prosegue Di Bonaventura, «la revoca è un atto grave e il danno lo ha fatto l’Asbuc. A pagare questa situazione non sono solo i Prati e il comprensorio montano, ma tutta la provincia». In molti stanno aspettando la riattivazione della stazione e nei giorni di zona gialla ai Prati, dove la neve è caduta copiosa, si registrano tante presenze di chi si concede una passeggiata o pratica attività di alpinismo, ma la mancanza dello sci di pista si sente.
Dal canto suo l’Asbuc si difende e si dichiara pronta a battere altre strade per trovare la soluzione per garantire la riapertura in questa stagione. «Ci eravamo impegnati a convocare il consiglio per deliberare la revoca del provvedimento di rescissione da inviare all’ufficio competente regionale per il nulla osta», spiega il presidente Asbuc Paride Tudisco, «l'assemblea c'è stata mercoledì, ma quella di riportare in bonis il contratto di concessione è una soluzione, purtroppo, non praticabile perché la rescissione è decaduta e il provvedimento non può essere riattivato. Stiamo, perciò, pensando ad altro». Soluzioni che, però, potrebbero richiedere tempo – che non c’è – e questa situazione scoraggia gli eventuali acquirenti degli impianti arrivando a profilare il fallimento della Gst. «Come liquidatore farò tutto quello che è in funzione della legge per quanto riguarda una società in liquidazione», ha tuonato Gabriele Di Natale, liquidatore della Gst, «non escludendo una procedura concorsuale».
Sul fronte di Prato Selva, la stazione chiusa e ormai in abbandono, ieri mattina è stata emessa l’ordinanza del Tar dell’Aquila che rimanda al prossimo 9 giugno la discussione del ricorso del Comune di Fano Adriano contro la Gst. L’ente pubblico ha chiesto, infatti, alla società proprietaria degli impianti, ormai fermi da tempo, la rimozione della seggiovia dell’Abetone in fine vita tecnico, con il ripristino dello stato dei luoghi e la risoluzione del contratto di concessione dei terreni dove insistono le attrezzature, per inadempimento del pagamento dei canoni con la condanna al risarcimento dei danni patiti e la restituzione dei terreni. «Il sindaco di Fano sa che la società è in liquidazione e ci porta dinanzi al Tar chiedendo una serie di adempimenti a una società di cui è socio il suo Comune», commenta Di Natale, «attendiamo che la giustizia faccia il suo corso». Secca la replica del primo cittadino Luigi Servi: «I presupposti ci sono e quindi sono fiducioso che vengano accolte completamente le richieste del Comune di Fano Adriano».
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