Prestiti: in provincia di Teramo concessi 5,65 miliardi nel 2023

È la quota più alta d’Abruzzo in rapporto alla popolazione erogata dagli istituto di credito ai clienti Crescono anche i depositi, attestati ai 6,97 miliardi, e i titoli in custodia che arrivano a 2,1 miliardi
TERAMO. L’ultimo rapporto sull’economia abruzzese pubblicato il 13 giugno da Banca d’Italia, fra le diverse voci analizzate fotografa anche l’andamento delle principali variabili creditizie come i prestiti e la raccolta da risparmi. Relativamente ai prestiti che il settore bancario eroga a privati e imprese la provincia di Teramo risulta la sola con una dinamica positiva negli anni 2021-2023, con distacchi anche rilevanti rispetto alle altre province, a testimonianza sia della fiducia del settore bancario nelle aziende e nelle famiglie teramane, sia di una positiva domanda per investimenti. La provincia di Teramo è quella abruzzese dove la variazione percentuale fra dicembre 2022 e dicembre 2023 è minore (-1,9%): il peso dei prestiti è passato da 5,78 miliardi nel 2022 a 5,65 nel 2023. Da sottolineare che lo stock di prestiti nel Teramano, in rapporto alla popolazione, è il più alto della regione.
Sebbene parziali, perché non includono alcune forme di risparmio, anche i dati sui depositi bancari e i titoli depositati mostrano un progresso più marcato per la provincia di Teramo. I primi sono passati da 6,92 miliardi del dicembre 2022 a 6,97 miliardi del dicembre 2023; i titoli a custodia registrati nel dicembre 2022 invece erano 1,04 miliardi mentre a dicembre 2023 sono saliti a 2,01 miliardi. In generale il rapporto della Banca d'Italia parla di una crescita del Pil in Abruzzo dello 0,9 per cento, in linea con la dinamica nazionale e lievemente migliore del Mezzogiorno. Per quanto attiene la voce dedicata al credito, il rapporto rileva che nel 2023 i prestiti al settore privato non finanziario sono diminuiti. Pur in presenza di un marcato rialzo del costo del credito, la qualità degli affidamenti è solo lievemente peggiorata sia per le imprese sia per le famiglie. Dopo la fase fortemente espansiva del triennio precedente, i depositi bancari delle famiglie si sono ridotti. La ricerca di più alti rendimenti sugli investimenti finanziari ha incentivato una parziale ricomposizione verso le obbligazioni e soprattutto i titoli di Stato, la cui incidenza sul valore del risparmio finanziario delle famiglie è raddoppiata rispetto all’anno precedente.
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