Pronti nuovi studi sulle faglie: «Così ricostruiamo in sicurezza»

14 Luglio 2021

L’annuncio ai sindaci del commissario Legnini: «Non ci sono vincoli per le aree non rischiose» Gli accertamenti fatti dalle università dell’Aquila, di Chieti e di Camerino. In arrivo altre ordinanze

TERAMO. Per ricostruire in sicurezza è necessario innanzitutto conoscere, dati alla mano, quali sono le aree a rischio e quelle dove invece non insistono particolari criticità. Un obiettivo che il commissario straordinario per la ricostruzione Giovanni Legnini si è posto fin dalla sua nomina e che a meno di un anno dall'affidamento all'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, all'Ispra e alle università del territorio dello studio sulle faglie che interessano alcuni comuni colpiti dai terremoti del 2016, impattando sulla ricostruzione, ha già dato importanti risultati.
Proprio ieri, infatti, Legnini ha anticipato ai sindaci dei comuni di Norcia, Campotosto, Capitignano, Barete, Pizzoli, Montereale, Rieti, Leonessa, Rivodutri, Cantalice e Cittareale, interessati da questi fenomeni, i risultati delle analisi svolte fino a oggi. «Abbiamo il dovere di ricostruire in sicurezza soprattutto dopo un terremoto, di verificare le fragilità del terreno che conosciamo e quelle che solo ipotizziamo, come i dissesti idrogeologici o le faglie, per liberare dai vincoli le aree non rischiose dove i cittadini attendono di ricostruire» ha detto il commissario Legnini presentando il lavoro, il primo ad essere realizzato su scala sistematica nell’ambito di una ricostruzione post sisma e che ha consentito di accertare la reale pericolosità di molte faglie conosciute e per gran parte della loro estensione e di ridurre ulteriormente le zone di rispetto e di attenzione che costituiscono vincoli per la ricostruzione. Lo studio, condotto fin qui dai geologi delle università di Camerino, l’Aquila, Chieti e dall'Ispra, coordinati dall’Ingv, come evidenziato dal commissario ha consentito in generale un avanzamento molto importante delle conoscenze sul rischio sismico del territorio e di restringere le aree che altrimenti, in base alle linee guida per la gestione dei territori interessati dalle faglie attive e capaci, sarebbero state interdette alla ricostruzione. Alcune faglie che si presumevano pericolose sono state declassificate, mentre altre sono state localizzate meglio, escludendo rischi per gli abitati. Un’ultima fase degli studi, che sarà avviata dopo l’adozione di una nuova ordinanza nelle prossime settimane, si concentrerà sulle situazioni dove il potenziale di pericolosità delle faglie, che si estendono per diversi chilometri, deve essere ancora interamente accertato con trincee di scavi e analisi che richiedono un elevato grado di accuratezza. Un passo in avanti importante, sempre nell'ottica di una ricostruzione improntata alla massima sicurezza.
Gli interventi nelle aree che hanno bisogno di ricerche più approfondite, in particolare in alcuni comuni abruzzesi e del Lazio, saranno al centro di un nuovo incontro tra il commissario Legnini e i sindaci lunedì prossimo, a Capitignano.
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