Provincia, arginare Gatti è l’obiettivo degli altri big

Il capocorrente snobba l’elezione («l’ente va abolito»), ma deve fronteggiare il resto del centrodestra. Il Pd sta alla finestra, possibile un patto con l’Ncd
TERAMO. «Le Province sono inutili, avrebbero fatto bene ad abolirle». E’ il pensiero che il consigliere regionale Paolo Gatti affida alla sua bacheca Facebook e per quanti in questi giorni hanno seguito il logoramento di nervi che si è consumato tra i sindaci di centrodestra per la candidatura alla presidenza della Provincia, queste frasi suonano più come uno sfogo che una posizione istituzionale. «Mi sbaglierò, ma ho l'impressione che tanti italiani non sappiano che le Province non sono state abolite. E' stato abolito solo il diritto di voto e di scelta in capo ai cittadini. Mi pare», prosegue Gatti dal social network, «che non importi quasi a nessuno di sapere chi sono i candidati e chi saranno gli eletti, e chi sarà consigliere delegato e chi no». Di sicuro senza Province Gatti avrebbe avuto meno grattacapi e non si sarebbe trovato nella situazione di sostenere o sacrificare un “suo” sindaco, a seconda di come si voglia leggere la scelta caduta su Gabriele Astolfi a scapito del sindaco di Corropoli Umberto D’Annuntiis, verso cui Gatti dichiara: «Gli ho sempre voluto bene, il mio affetto resta immutato». Ma D’Annuntiis, il grande ‘deluso’ che ha animato la rivolta dei sindaci della Val Vibrata, non sarà l’unico ostacolo sulla strada di Astolfi dopo che, subito dopo la presentazione delle liste, esponenti delle componenti di Tancredi, Di Dalmazio e Di Sabatino hanno dichiarato che l’appoggio al candidato di centrodestra «non sarà scontato, ma dipenderà dalle ulteriori riflessioni del tavolo politico». Tradotto nella lingua dei maligni di centrodestra significa che si gioca ad alzare la posta sulle deleghe che restano da attribuire (domani c’è il tavolo), nella lingua dei maligni di centrosinistra questa posizione è la strada che “Tancredi & co” stanno percorrendo per arginare il potere di Paolo Gatti.
Butta acqua sul fuoco il sindaco e coordinatore di Forza Italia Maurizio Brucchi che sul rebus dell’appoggio «non scontato» di Giorgio D’Ignazio (Ncd) dice: «Quelle di D’Ignazio sono dichiarazioni di circostanza fatte prima di un tavolo politico. La coalizione ha condiviso questa scelta. Toccava a Forza Italia onere e onore di scegliere il candidato e saremo uniti nel vincere la competizione elettorale. I cittadini non hanno bisogno di assistere a divisioni, saremo in grado di offrire risposte e coesione per i problemi del territorio». Diverse le parole di Brucchi su Leandro Pollastrelli, il presidente dell’Unione dei Comuni della Vibrata che ha accusato i vertici dei partiti di aver trattato i sindaci da sudditi. «Dichiarazioni stonate e fuori luogo. Nel caso in cui fosse stato D’Annuntiis il candidato avrebbe fatto le stesse dichiarazioni? Non è vero che i sindaci non sono stati ascoltati. C’è stato un po’ di ritardo, ma abbiamo condiviso i passaggi».
Il Pd sull’argomento dei contrasti nel centrodestra frena, così come frena per la vicepresidenza. Non si sa mai, si dovesse giungere a un patto col Nuovo Centrodestra una volta vinte le elezioni.
Marianna De Troia
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