«Punita dai giudici l’arroganza del presidente Teresa Ginoble»
ROSETO. Gioiscono i consiglieri di opposizione dopo l’accoglimento del loro ricorso da parte del Tar in merito alla tassa di soggiorno, anche se le reazioni sono diverse. Enio Pavone, per esempio,...
ROSETO. Gioiscono i consiglieri di opposizione dopo l’accoglimento del loro ricorso da parte del Tar in merito alla tassa di soggiorno, anche se le reazioni sono diverse. Enio Pavone, per esempio, evidenzia le motivazioni dell’accoglimento del ricorso. «La sintesi sostanziale è che mancava il parere dei revisori dei conti sui 472 emendamenti presentati dalle opposizioni», spiega Pavone, «e gli stessi emendamenti dovevano essere dibattuti uno per uno, cosa che non fu permessa. L’arroganza, il disprezzo del regolamento del consiglio comunale e la compressione dei diritti dei consiglieri di minoranza sono stati purtroppo la normalità nella gestione da parte del presidente Teresa Ginoble, e voglio sottolineare come proprio questi sono stati i presupposti fondamentali su cui il tribunale ha basato la propria sentenza».
Sulla stessa lunghezza d’onda il consigliere Angelo Marcone. «È una vittoria che va a sancire definitivamente il comportamento del presidente Ginoble», dice Marcone, «perché in consiglio comunale ci ha deriso e più volte ha detto che il loro iter era giusto». Mario Nugnes sottolinea il danno per la città in termini economici e d’immagine. «È l’ennesima prova che l’arroganza e il non ascolto dei consiglieri e dei portatori d’interesse da parte dell’amministrazione», aggiunge Nugnes, «porta un notevole danno economico e d’immagine per Roseto. Auspico che sia di lezione per migliorare il futuro metodo amministrativo, obiettivo primario di chi fa opposizione costruttiva».
Alessandro Recchiuti si aspettava questo risultato. «Ha più una valenza politica che giuridica», afferma, «Io sostenevo con convinzione che mancava il parere del revisore dei conti». Rosaria Ciancaione, invece, punta sul rispetto che la maggioranza deve avere per i consiglieri di minoranza. «Nel consiglio del 30 dicembre scorso», ricorda, «ho chiesto che venisse rinviata la delibera perché mancante di atti previsti dalla legge e dal regolamento ma, che dire, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire».
Infine Nicola Di Marco, candidato alle prossime elezioni regionali in appoggio a Legnini, prende atto della sentenza. «L’iter non era corretto e la sentenza lo ha confermato», dice Di Marco, «ora vedremo cosa succederà».( l.v.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

