Reati prescritti, c’è l’assoluzione per due ufficiali dei carabinieri

19 Ottobre 2024

Sotto accusa erano finiti il tenente colonnello De Luca Speranza e il maggiore Petroli, la Procura aveva contestato i reati di favoreggiamento personale e abuso d’ufficio per dei provvedimenti interni

TERAMO. Un processo durato anni (come succede spesso), passato da un giudice all’altro (come avviene altrettanto sovente) e una sentenza di non doversi procedere per reati estinti per intervenuta prescrizione. Nel tempo che trascorre le vite sospese degli imputati.
In questo caso di due ufficiali dei carabinieri all’epoca dei fatti in servizio al comando provinciale di Teramo: si tratta del tenente colonnello Massimiliano De Luca Speranza e del maggiore Roberto Petroli accusati di favoreggiamento personale e tentato e di abuso d’ufficio e tentato legati a provvedimenti presi all’interno della caserma. Fatti risalenti a 8 anni fa e per cui ieri è stato dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione. Nel processo si era costituito parte civile il brigadiere dei carabinieri Ezio Marcelli (ora in pensione) le cui dichiarazioni come teste della Pubblica accusa nel processo per truffa al maresciallo Ivo Angelini (in pensione) avevano fatto partire l’inchiesta. Nel capo di imputazione firmato dal pm Laura Colica, che a fine processo ha chiesto il non doversi procedere per il favoreggiamento per prescrizione e per l’abuso d’ufficio per abrogazione del reato, a De Luca venivano contestate le ipotesi di favoreggiamento personale e di tentato abuso d’ufficio. Per quanto riguarda il favoreggiamento, il militare era accusato, in qualità di comandante del reparto operativo provinciale dei carabinieri di Teramo e superiore gerarchico del brigadiere Marcelli, di aver posto in essere «atti idonei», si legge nel capo d’imputazione, «in modo non equivoco ad aiutare il maresciallo Angelini ad eludere le indagini nei suoi confronti per il reiterato reato di falso in atti pubblici e di truffa in danno dello stato con condotte di assenteismo, non riuscendo nell’intento per la resistenza del brigadiere Marcelli , su cui aveva abusivamente esercitato la sua autorità». Il tentato abuso d’ufficio è relativo a un procedimento disciplinare a carico di Marcelli. Nel capo di imputazione, a questo proposito, gli veniva contestato di aver posto in essere «atti idonei diretti a procurare a Marcelli un ingiusto danno consistito negli effetti negativi sulla posizione giuridica del militare conseguenti a procedimento disciplinare al fine di punirlo ingiustamente per la mancata modifica dell’annotazione sul maresciallo Angelini e per il suo deposito in Procura». Per la vicenda del procedimento disciplinare era finito sotto accusa anche Petroli per tentato favoreggiamento e abuso d’ufficio. Per lui la Procura aveva chiesto l’archiviazione, ma il giudice aveva disposto l’imputazione coatta. De Luca Speranza è difeso dall’avvocato Mariateresa D’Innocenzo, Petroli dall’avvocato Tommaso Navarra. La sentenza è stata emessa dal collegio presieduto dalla giudice Claudia Di Valerio (a latere Emanuele Ursini e Martina Pollera).
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