Reddito di cittadinanza, 2 furbetti chiedono di patteggiare la pena

4 Marzo 2022

Si tratta di un operaio e di un artigiano, accusati di aver percepito l’indennità senza avere i requisiti Sono già 15 le richieste di rinvio a giudizio presentate nei confronti di altrettanti teramani indagati

TERAMO. Nell’ Italia dei furbetti sempre e comunque, ci sono i fascicoli giudiziari a fare da deterrente. A Teramo, dove ci sono già 15 richieste di rinvio a giudizio, ci sono le prime richieste di patteggiamento per i “furbetti” del reddito di cittadinanza. Ovvero persone che lo hanno percepito senza averne i requisiti. Almeno secondo l’accusa. Due le istanze di patteggiamento a 8 mesi (fascicoli del pm Davide Rosati) che ora andranno all’esame del giudice che dovrà stabilire se la pena è congrua o meno. A presentarle teramani accusati di indebita percezione: si tratta di un artigiano e di un operaio edile che all’epoca per percepire l’indennità hanno dichiarato di essere disoccupati e che, invece, è stato accertato lavorassero in nero. Cronache quotidiane che non sempre balzano agli onori della cronaca, ma che nei fascicoli giudiziari continuano a scandire la realtà. In un anno di indagini il comando provinciale della guardia di finanza di furbetti ne ha scovati quaranta che complessivamente avrebbero percepito indebitamente contributi non dovuti per 251mila euro. Come il caso di alcuni proprietari di immobili che, secondo la ricostruzione fatta dalle Fiamme Gialle, hanno presentato insieme alle domande anche false autocertificazioni Isee, non indicando il proprio patrimonio immobiliare: il caso più significativo, già reso noto nei mesi scorsi, quello di un uomo proprietario di immobili per un valore di 182mila euro. Per tutti, nel frattempo, l’Inps ha già provveduto a sospendere l’erogazione del reddito. L’ ipotesi di reato, prevista inizialmente come truffa e poi come indebita percezione di erogazioni pubbliche, è stata meglio definita nel decreto legge del 28 gennaio 2019 coordinato con la legge di conversione del 28 marzo 2019 riguardante proprio le disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e pensioni che all’articolo 7 stabilisce: «Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, chiunque, al fine di ottenere indebitamente il beneficio rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute, è punito con la reclusione da due a sei anni». (d.p.)
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