Reddito di cittadinanza, a giudizio i primi quattro furbetti teramani

18 Aprile 2021

La Procura contesta a tutti gli imputati l’accusa di indebita percezione di erogazioni pubbliche Tra loro una parrucchiera che lavorava in nero a domicilio, un idraulico e due operai dell’edilizia

TERAMO. Nell’Italia dei furbetti sempre e comunque, ci sono i fascicoli giudiziari a fare da deterrente. Perché nel Paese in cui tutto è possibile fino a quando non scatta l’inchiesta giudiziaria a definire l’illecito, ci sono i primi quattro furbetti teramani del reddito di cittadinanza che vanno a giudizio. Per loro ci sarà un processo ad accertare la verità, almeno quella processuale.
Così ha stabilito nei giorni scorsi il gup Marco Procaccini che ha firmato quattro rinvii a giudizio fatti dal pm Davide Rosati nei confronti di altrettanti indagati accusati di indebita percezione di erogazioni pubbliche. In questo caso l’indennità di reddito di cittadinanza che, secondo l’accusa, i quattro avrebbero percepito senza averne i requisiti. Ovvero si sarebbero spacciati per disoccupati quando, sostiene l’accusa, così non sarebbe mai stato. Tra i quattro ci sono una donna che, sempre secondo la Procura, avrebbe finto di essere disoccupata per usufruire del reddito mentre avrebbe lavorato come parrucchiera in nero a domicilio delle clienti. Con lei un uomo che pur facendo l’idraulico avrebbe finto di essere disoccupato e altri due uomini accusati di aver lavorato in nero in alcuni cantieri edili.
Si tratta dei primi quattro di un lungo elenco in considerazione delle indagini serrate che nell’ultimo anno sono state portare avanti su questo fronte dalla guardia di finanza. Le Fiamme Gialle, infatti, negli ultimi 14 mesi hanno scovato nel Teramano 31 furbetti del reddito di cittadinanza che complessivamente avrebbero percepito redditi per 251mila euro. Cronache quotidiane che non sempre balzano agli onori della cronaca, ma che scandiscono la realtà. Che è quella fatta di piccoli artigiani o camerieri in nero che si dichiarano disoccupati per ottenere il reddito di cittadinanza, ma anche di chi prova a fare il furbo pur avendo svariati beni di proprietà. Come il caso di alcuni proprietari di immobili che, secondo la ricostruzione fatta dalle Fiamme Gialle, hanno presentato insieme alle domande anche false autocertificazioni Isee, non indicando il proprio patrimonio immobiliare: il caso più significativo quello di un uomo proprietario di immobili per un valore di 182mila euro. E poi c’è chi è stato individuato a seguito di un controllo per affitti in nero e si è scoperto aver introitato redditi provenienti da locazioni immobiliari. Dunque, secondo l’accusa, percepivano redditi dagli affitti ma risultavano disoccupati e quindi legittimati a chiedere e ottenere il reddito di cittadinanza. Ma l’indagine certosina e capillare dei finanzieri ha scovato furbetti anche tra i titolari di conti di gioco on line. Ovvero coloro che giocano su varie piattaforme digitali utilizzando i canali di scommesse legali. Con questa metodologia di controlli sui conti correnti on line investigativa i finanzieri hanno individuati diversi percettori del reddito che, in un anno o più anni, avevano vinto somme notevoli.
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