Ricatti sessuali nella chat gay: tre migranti finiscono in carcere

25 Febbraio 2023

Teramani contattati per avere degli incontri e poi minacciati e costretti a pagare fino a 400 euro Gli arrestati, tutti nigeriani, sono accusati di rapina e sequestro di persona a scopo di estorsione

TERAMO. Le indagini hanno accertato che quel ricatto sessuale scoperto nei mesi scorsi, quello che aveva fatto scattare i primi arresti, non è stato un fatto isolato. Anzi.
Secondo l’accusa i tre cittadini nigeriani finiti nuovamente in carcere di quei ricatti ne avrebbero fatti molti altri sempre con lo stesso metodo: l’approccio con le vittime utilizzando un’app per incontri omosessuali con falsi nickname, poi le minacce per costringere il malcapitato del momento a pagare somme variabili tra 100 e 400 euro. E qualora quest’ultimo non li avesse al momento la costrizione a fare il prelievo al bancomat più vicino. Per ora quattro le vittime accertate, ma dalle indagini ancora in corso è ipotizzabile che il numero aumenti visto l’alto numero di contatti della chat. Non solo nel capoluogo e nel Teramano.
Ai tre, tutti richiedenti asilo politico, sono contestati i reati in concorso di rapina, sequestro di persona a scopo di estorsione e lesioni visto che in alcune occasioni avrebbero anche picchiato le vittime.
Le indagini sono state portate avanti dalla Procura teramana (pm titolare Davide Rosati) anche se, dopo i primi arresti scattati nei mesi scorsi, sono passate all’Aquila dopo che in quell’occasione in sede di convalida dei primi provvedimenti il gip di Teramo aveva dichiarato l’incompetenza funzionale per il tipo di reato. Da qui il passaggio per competenza alla Procura distrettuale con il gip dell’Aquila che ha firmato le ordinanze di custodia per i tre due dei quali trovati nel Teramano e uno a Milano. Gli arresti sono stati eseguiti dalla squadra mobile e dal compartimento della polizia postale. Secondo la versione fornita dalla questura «nel corso dell’attività è stato accertato che gli indagati, utilizzando l’app “Grindr” con falsi nickname riuscivano ad attirare le vittime con lusinghe e false promesse e le invitavano a rapporti sessuali non a pagamento». Quando la vittima arrivava nel luogo dell’appuntamento, un casolare di campagna alla periferia di Teramo, ad attenderlo trovava più persone che, con un atteggiamento aggressivo minacciava la vittima a cui veniva impedito di andare via. La persona veniva minacciata, bloccata con violenza e costretta a consegnare somme di denaro tra 100 e 400 euro. Qualora non avesse i soldi veniva costretta ad andare in un bancomat per prelevare il contante.
Nei prossimi giorni i tre compariranno davanti al giudice per l’interrogatorio di garanzia: potranno dare la loro versione dei fatti o avvalersi della facoltà di non rispondere.©RIPRODUZIONE RISERVATA