Ricerca di gas in mare: l’Eni pronta a riattivare il pozzo “Donata 4”

È al confine con le Marche e può fornire 5-600mila metri cubi al giorno Il Comune di Martinsicuro: «Pronti alla battaglia con altri enti locali»
MARTINSICURO. La crisi energetica in atto, con i problemi internazionali di approvvigionamento delle fonti primarie, ha fatto tornare al centro dell’attenzione e dell’interesse pubblico le piattaforme di estrazione del gas ubicate in Adriatico di fronte alla costa teramana. Ne sono in totale dieci. Quelle operative sono appena quattro e tutte a basso regime di produzione. Le altre, a seguito di provvedimenti superiori, sono state bloccate, ma con possibilità di essere riattivate in un certo lasso di tempo. Le dieci piattaforme, prima delle restrizioni imposte, estraevano circa 20 miliardi di metri cubi di gas annui a fronte di 70 miliardi potenziali. Attualmente la loro capacità estrattiva è di appena tre miliardi di metri cubi per il fermo dei prelievi imposto molto prima dell’esplosione della crisi ucraina.
Al ministero della Transizione ecologica giacciono decine di richieste di trivellazioni, che probabilmente avranno il via libera dallo Stato per via della guerra tra Russia e Ucraina e della conseguente crisi energetica. Uno di questi pozzi viene a trovarsi al largo della foce del Tronto, proprio al confine tra Abruzzo e Marche: qui l’Eni prevede da tempo di scavare in cerca di gas, oltre i mille metri di profondità, nel pozzo denominato "Donata 4", poco oltre le 12 miglia marine. Il pozzo, collegato alla vicina piattaforma Emilio che poi convoglierebbe il gas alla centrale di Pineto, ovvero alla piattaforma Emma, avrebbe una capacità produttiva di 500-600 mila metri cubi giornalieri.
La valutazione di impatto ambientale ha avuto esito positivo da parte del ministero ma la piattaforma è ferma in quanto da tempo è stato presentato un ricorso al presidente della Repubblica da parte di Provincia di Teramo, Comuni di Alba Adriatica, Martinsicuro, Pineto e Tortoreto.
Il Comune di Martinsicuro, nel cui territorio ricade l’impianto, nell’attesa dell’esito di questo ricorso si dice pronto a salire sulle barricate. «Abbiamo presentato un ricorso speciale al presidente della Repubblica perché nell’iter autorizzativo si è sentito il parere della Regione Marche, ma non dell’Abruzzo», spiega l’assessore comunale all’ambiente Marco Cappellacci, che aggiunge: «Combatteremo con tutti i mezzi contro questo scempio, perché le trivelle sono incompatibili con lo sviluppo turistico e la tutela del territorio. Diversi Comuni dei territori interessati dal Pitesai (Piano per la Transizione Energetica delle Aree Idonee) stanno preparandosi per impugnare il Piano anche al Tar del Lazio, tra cui Martinsicuro e altri Comuni della Val Vibrata e del Teramano. La problematica principale è dettata dal fatto che il piano anzidetto non è uno strumento di pianificazione ma stabilisce alcuni criteri non proprio rigidi, autorizzando di fatto nuove concessioni e l'ampliamento di quelle esistenti. In sostanza si vuole continuare sulla strada dei combustibili fossili, poiché ogni nuova concessione avrà un orizzonte temporale di almeno 20-30 anni: si tratta di un passo indietro rispetto agli obiettivi europei di decarbonizzazione, che prevedono la neutralità climatica al 2050 e un taglio alle emissioni di gas serra del 55% entro il 2030».
Cappellacci evidenzia che «a detta di illustri docenti universitari anche sfruttando tutto il potenziale estrattivo del Piano potremmo forse raddoppiare la produzione nazionale di gas, portandola dagli attuali 3,34 miliardi di metri cubi di gas estratti in Italia l'anno scorso a circa sette miliardi di metri cubi: raggiungeremmo comunque quantitativi risibili rispetto al fabbisogno energetico nazionale che nel 2021 si è attestato a circa 76 miliardi di metri cubi di gas consumato».
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