Ricostruzione, appello per i fondi Gli architetti: «Vanno sbloccati»

L’Ordine sollecita gli enti ad assegnare 470 milioni per interventi in 56 comuni dei crateri 2009 e 2016 La presidente Natali: risorse fondamentali per la rinascita dei territori già colpiti dallo spopolamento
TERAMO . «Trasferiteci subito le risorse e operate i provvedimenti di assegnazione delle stesse per accelerare e per portare a termine il processo di ricostruzione post-sisma 2009/2016 in atto nei centri storici del cratere teramano e aquilano». È l’appello dell’Ordine degli architetti di Teramo a tutti i componenti della catena della ricostruzione e in particolare ai sindaci a cui è delegata la fase della gestione delle economie e della logistica attuativa affinché le procedure siano celeri. Le risorse a cui si fa riferimento sono quelle del finanziamento del Comitato interministeriale per la programmazione e lo sviluppo sostenibile (Cipess) su proposta del ministero della Protezione civile e le politiche del mare con delega alla ricostruzione civile che ammonta a 470.865.464,57 euro di cui 445.688.457,88 euro per i 56 comuni del cratere diversi da quello dell’Aquila e 25.168.000,69 per i 114 comuni fuori dal cratere.
a cosa servono i fondi
Un rilevante contributo che ha l’obiettivo di garantire la copertura finanziaria per interventi in atto e ulteriori interventi di ricostruzione privata e superare il 75% di avanzamento finanziario della ricostruzione. In più con l’impegno del Cipess di dare impulso agli enti e agli uffici per la ricostruzione regionali e comunali anche con la stabilizzazione del personale. «L’Ordine degli architetti accoglie con soddisfazione il comunicato della Regione del 20 luglio nel quale si torna a dare fiducia ai tecnici e agli operatori economici impegnati nella ricostruzione privata necessaria per il rilancio economico e sociale dei territori del Centro Italia colpiti dal sisma», spiega la presidente Ombretta Natali, «la vastità di questo territorio continua a interessare la popolazione con profonde ripercussioni sulle condizioni di vita. Le procedure complesse per la ricostruzione, le difficoltà connesse all’appartenenza del “doppio cratere”, la crescente inflazione e non ultimo la pandemia hanno inciso negativamente, rallentando i processi operativi». Natali sottolinea l’importanza di questi fondi come un’iniezione di ottimismo, oltre che una certezza del prosieguo del lavoro svolto finora, facendo riferimento al fatto che i progetti ora ci sono perché i tecnici hanno rispettato le scadenze per la presentazione degli stessi di settembre e marzo scorsi.
L’accelerazione
Un passo in avanti importante che ha permesso di superare delle criticità dovute anche a una normativa lacunosa e a volte poco chiara che è stata snellita con varie ordinanze della struttura commissariale. «Si auspica un’assegnazione tempestiva delle risorse disponibili per ridare fiducia ai processi di ricostruzione facendo anche fronte alle difficoltà degli uffici con la stabilizzazione del personale», dice Natali, «questi fondi costituiscono motivo di nuova ripresa del processo di ricostruzione post-sisma 2009, consentendo il rilancio economico, culturale e turistico del territorio». Un territorio che soffriva già prima del sisma e con lo spopolamento che si è acuito dopo i terremoti. «La ripresa degli investimenti, oltre a garantire una tenuta sociale con il ripopolamento delle aree e la rivitalizzazione dei centri abitati consentirà di restituire decoro e dignità ai cittadini, ridare impulso al lavoro di tanti professionisti, alle imprese e agli artigiani», conclude Natali, «l’Ordine si rende disponibile in ogni tavolo per eventuali problematiche da affrontare nel corso dei procedimenti».
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