Ricostruzione, i sindaci chiedono agevolazioni alle attività economiche
I primi cittadini del cratere stanno chiudendo la bozza di decreto «Intanto devono assicurarci la proroga dello stato di emergenza»
TERAMO. A tre anni dal sisma oltre alla rabbia degli sfollati, che vedono la ricostruzione ferma al palo, cresce anche quella delle attività economiche che si sentono abbandonate a se stesse. A confermarlo la protesta dei commercianti di Colleatterrato in occasione della visita, a settembre, del presidente della Regione Marco Marsilio, al quale hanno rappresentato le loro difficoltà. Un aspetto che i sindaci del cratere stanno affrontando nella bozza di decreto che presenteranno al nuovo Governo. «Per le attività economiche servono delle agevolazioni, o direttamente da parte dello Stato o indirettamente, anche all’interno delle tasse comunali», sottolinea il sindaco Gianguido D’Alberto, «la sospensione delle tasse, al contrario, soprattutto se legata alla restituzione al 100 per cento, può rivelarsi un boomerang, soprattutto per quei territori come il nostro dove le attività stanno resistendo».
Ma per prevedere incentivi servono risorse certe. Per questo D’Alberto ribadisce la necessità di una svolta radicale. In caso contrario, annuncia, la mobilitazione dei sindaci si intensificherà. «Con gli altri sindaci del cratere ci stiamo avviando a chiudere la proposta normativa che depositeremo all’attenzione del nuovo Governo», continua il sindaco, «Ad oggi per molti aspetti siamo all’anno zero ed è assolutamente necessario un testo dedicato al cratere del centro Italia». D’Alberto ribadisce poi come sia fondamentale una nuova governance, con un’unica figura che racchiuda sia il ruolo del commissario che quello del sottosegretario. «Serve un interlocutore che abbia un ruolo non solo tecnico ma anche politico», continua D’Alberto, «inoltre i territori dovrebbero avere maggiori poteri dal punto di vista operativo e delle funzioni e ovviamente più personale». La bozza di decreto punta poi sulla semplificazione delle procedure, sia per la ricostruzione pubblica che privata. Per quest’ultima, in particolare, secondo D’Alberto si dovrebbe consentire ai privati di presentare la domanda «tipo Scia, con controlli successivi». Altro tema fondamentale è quello della proroga dello stato d’emergenza fino al 2024. «In ogni caso deve essere almeno triennale», conclude D’Alberto, «per permetterci di programmare e di contare su risorse certe. Ci devono dire subito che sono confermate le misure derogatorie, come la sospensione e la rinegoziazione dei mutui, così da poter liberare risorse. Io voglio approvare il bilancio entro il 31 dicembre, ma per farlo devo sapere su quali risorse posso contare».
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