Ricostruzione, l’Abruzzo sta recuperando il ritardo

24 Agosto 2021

Nell’ultimo anno le domande di contributo per danni sono cresciute del 70%

TERAMO. Cinque anni fa, nella notte del 24 agosto 2016, cominciava la lunga storia del terremoto del Centro Italia. Lunga storia non solo e non tanto per il numero e la durata nei mesi delle scosse che seminarono morte e distruzione (arrivate fino al tremendo 18 gennaio 2017 dell’ecatombe di Rigopiano), quanto perché in questo sisma, che oltre a distruggere prima Amatrice e poi Norcia ha colpito duramente l’angolo più settentrionale dell’Abruzzo, da Teramo e il suo entroterra all’alta valle dell’Aterno, lo Stato ha denunciato una colpevole, drammatica impotenza fino a tutto il 2019. Poi l’avvento come commissario alla ricostruzione di un politico di spessore come Giovanni Legnini, che ha saputo ascoltare le istanze dei territori e fare pressing sui governi, ha cambiato le cose. I numeri presentati ieri da Legnini con il terzo rapporto sul post-sisma 2016 dicono che la ricostruzione è partita davvero, sebbene la strada sia ancora lunga e in salita.
LA RINCORSA. «Nell'ultimo anno sono state presentate un terzo delle richieste di contributo complessive, e approvate la metà delle domande, con la concessione di 2,7 miliardi di euro, con un'accelerazione che si è accentuata nel 2021», ha spiegato il commissario. Le oltre 20mila domande «sono circa un terzo di quelle realisticamente attese», si spiega nel report. Gli edifici dichiarati inagibili dopo il sisma erano 80mila, ed è in corso una verifica più puntuale, «ma l'esperienza passata indica che non tutti questi edifici saranno oggetto di una richiesta di contributo». La gran parte delle richieste proviene dalle Marche (11.464), la regione che ha subito i maggiori danni, seguita da Abruzzo e Umbria (rispettivamente 3.524 e 3.463) e dal Lazio (2.218). Nel corso dell'ultimo anno, da giugno 2020 a giugno 2021, sono state presentate 6.721 richieste di contributo, circa un terzo del totale complessivo dall'avvio della ricostruzione. Nonostante un rallentamento nel primo semestre, dovuto anche alle difficili condizioni del mercato, la crescita annua è stata del 48%. L'incremento più consistente delle domande si registra in Umbria (+72%) e Abruzzo (+70%), seguite dal Lazio (+52%) e dalle Marche (+36%). L’Abruzzo, dunque, ha cominciato a correre per colmare il gap accumulato nei primi tre anni. Per richieste accolte (vedi il grafico sopra) la nostra regione è ancora ultima, ma sta rimontando alla grande se si guarda quali numeri c’erano il 30 giugno 2020.
I RISCHI E L’APPELLO. Legnini ha aggiunto come la ricostruzione si trovi in una «fase matura, anche se sconta dei rischi dovuti alle dinamiche di mercato indotte anche dalla pandemia. Il ritmo acquisito tra la fine del 2020 e l'inizio del 2021 nell'apertura di nuovi cantieri, ha subìto in primavera un rallentamento a causa dell'aumento dei prezzi dei materiali da costruzione, al quale si è fatto fronte, recentemente, innalzando la misura del contributo». In più molte aziende edilizie e professionisti sono impegnati con il superbonus del 110%, tanto che lo stesso Legnini ha lanciato un appello a ditte e tecnici: «Venite a lavorare alla ricostruzione del Centro Italia perché la ricostruzione non rallenti». «Vi dico che vi potete fidare delle procedure, dei finanziamenti a disposizione e della governance oggi strutturata», ha aggiunto, «dobbiamo mantenere il ritmo che la ricostruzione ha assunto in questi mesi, se ci riusciremo tra qualche anno vedremo dei risultati molto importanti».
GLI EDIFICI PUBBLICI. Nel rapporto si evidenzia inoltre che anche la ricostruzione pubblica, dopo anni di stasi, sta accelerando. Nei primi sei mesi del 2021 gli interventi hanno registrato un sostanziale progresso di avanzamento. La spesa, in questo periodo, è stata di 144 milioni di euro – nell'intero 2020 la spesa fu di 62 milioni di euro – portando il totale a 411 milioni di euro. Le opere pubbliche finanziate dalle ordinanze sono oltre 2.600. Legnini ha inoltre ricordato che nel 2021 «hanno visto la luce le ordinanze speciali per la ricostruzione dei borghi più distrutti».
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