Sagre, ora ci sono le linee-guida Sant’Omero farà da apripista

La Pro loco del paese vibratiano annuncia che a luglio riproporrà la storica rassegna del baccalà Il presidente Di Addezio: «Spero in una ripresa in tutto l’Abruzzo, così si fa vivere il territorio»
SANT’OMERO. I profumi del baccalà aleggeranno nuovamente in piazza. La Pro loco di Sant’Omero ha deciso di ripartire e lo fa basandosi sulle nuove linee guida emanate dal Governo e contenute nel documento diffuso dalla Conferenza delle regioni. Sant’Omero farà da apripista a tutte quelle associazioni, Pro loco in primis, che vogliono ripartire allietando le serate estive abruzzesi. Dal 20 al 25 luglio prossimo, i piatti a base del merluzzo atlantico essiccato saranno di nuovo cucinate animando un’estate che si annunciava spenta, come lo scorso anno, a causa del coronavirus. Il presidente della Pro loco di Sant’Omero Sandro Di Addezio, che è anche presidente delle Pro loco d’Abruzzo e componente dell’Unpli nazionale, lunedì sera ha incontrato i collaboratori decidendo di ripartire con la sagra del baccalà che, quest’anno, taglia il 40esimo traguardo (che avrebbe dovuto festeggiare già nel 2020).
Lo strumento per organizzare le sagre ora c’è. Le linee guida diffuse dal Governo contengono criteri restrittivi e non consentono un pieno ritorno al consueto modo di fare feste gastronomiche, ma permettono di ripartire. Cosa cambierà rispetto alle passate edizioni? Come dovranno comportarsi le associazioni in occasione delle sagre? «Noi serviremo i commensali a tavola, all’aperto, in uno spazio molto più ampio del solito per garantire il distanziamento», spiega Di Addezio, «probabilmente faremo dei menù ridotti nella tipologia, però non faremo mancare le nostre specialità. Sarà abolito il self service, gli ospiti dovranno prenotare. Insomma, dovremo applicare tutte le misure anticontagio necessarie».
In Abruzzo sono 252 le Pro loco e 14mila i loro tesserati. Di Addezio volge lo sguardo alle altre associazioni e le invita a valutare le linee guida per ridare ossigeno ai sodalizi e rivitalizzare paesi e borghi. «Attorno alle Pro loco lavorano fornitori, giovani, service, artisti locali e non, band, società di noleggio palchi e attrezzature varie. Ma si giovano della loro attività anche i ristoranti del territorio e gli esercizi commerciali, gli ambulanti, i bar che nelle piccole realtà lavorano grazie alla cornice che le sagre offrono richiamando turisti», dice Di Addezio, e conclude: «Far ripartire le Pro loco significa non farle chiudere. Ricordiamo che le associazioni non fanno solo sagre ma promuovono il territorio, collaborano con le amministrazioni comunali e sono attrattive anche per le attività commerciali di paesi che grazie alle feste di piazza tornano a popolarsi».
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