Salvano la casa pignorata e fanno causa ad Equitalia

14 Dicembre 2014

I familiari dell’imprenditore morto pochi giorni prima della sentenza favorevole pronti a chiedere i danni: «La sua salute fu minata dal timore di perdere tutto»

TERAMO. Nello specchio deformante dell’Italia di oggi è la forza delle cose che s’incarica di restituirci la realtà. E allora una sentenza che diventa definitiva riannoda i fili della memoria e racconta una storia che, in altri tempi, sarebbe scivolata via senza rumore. Quella di un piccolo imprenditore teramano ucciso da un infarto quattro giorni prima che i giudici d’appello salvassero dal pignoramento la casa della sua famiglia dopo un’ipoteca di Equitalia. La sentenza è passata in giudicato perchè non c’è stato nessun ricorso in Cassazione, la moglie e i figli dell’uomo potranno continuare a vivere nell’alloggio, ma l’imprenditore non c’è più.

«L’accertamento giudiziale è diventato definitivo», dice l’avvocato Sigmar Frattarelli che, insieme al collega Gabriele Rapali, ha assistito prima l’imprenditore e poi la sua famiglia, «e per questo stiamo valutando di promuovere un’azione di risarcimento per richiedere tutti i danni che l’operato di Equitalia ha provocato al defunto mio assistito, ivi compresa l’incidenza negativa che la vicenda ha avuto sul suo stato di salute in quanto, se è difficile dimostrare che l’infarto è stato causato direttamente da tale situazione, è sicuro che l’ingiustizia subita e il timore di perdere tutti i propri beni hanno sicuramente costituito una concausa dell’infarto e hanno certamente pregiudicato il suo stato di salute».

La storia è quella di un 50enne piccolo imprenditore della Val Vibrata che l’anno scorso ha vinto la sua battaglia contro Equitalia che gli aveva iscritto un’ipoteca sulla casa e i terreni della famiglia in virtù di un debito pregresso con l’Inps relativo a sgravi contributivi prima concessi e poi revocati per circa 450mila euro. L’allora giudice del lavoro di Teramo Luigi Santini aveva accolto il ricorso stabilendo che i beni che servono per il sostentamento della famiglia, riuniti in un fondo patrimoniale (così come stabilito dalla normativa), non possono essere pignorati da Equitalia. «I beni costituiti nel fondo patrimoniale, non potendo essere distolti dal loro vincolo di destinazione ai bisogni familiari, non possono costituire oggetto di iscrizione di ipoteca ad opera di terzi», ha scritto il giudice. La sentenza di primo grado era stata impugnata da Equitalia che aveva fatto ricorso in appello per chiedere di ribaltare il pronunciamento. Ma qualche mese fa i giudici d’appello dell’Aquila (Rita Sannite presidente) hanno confermato il primo grado: «Equitalia non può iscrivere nessuna ipoteca sui beni del debitore destinati al soddisfacimento dei bisogni della famiglia quando il debito non è riconducibile a bisogni familiari come accade nel caso di un debito per contributi previdenziali o assicurativi». Poche righe, lo stretto indispensabile per raccontare pezzi di vita che riaffiorano nella quotidianità di un Paese che cancella uomini e tragedie. (d.p.)

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