Salvataggio Banca popolare di Bari Tavolo sulle ricadute per l’Abruzzo

Istituito dall’assessore Febbo con i sindacati: «Va evitato lo spacchettamento di vertenza e filiali» Trivelli (Cgil): «Non vorremmo che si pensasse solo al sistema Puglia trascurando tutto il resto»
TERAMO. L’intero Abruzzo rischia di pagare pesantemente il salvataggio della Banca Popolare di Bari. Un eventuale “spacchettamento” dell’istituto di credito pugliese potrebbe lasciare al loro destino la Tercas e la Caripe con chiusura di filiali e altre conseguenze. Uno scenario la cui evoluzione va seguita costantemente ed è per questo motivo che l’assessore regionale allo sviluppo economico Mauro Febbo ha istituito un tavolo permanente di confronto sulla crisi della banca insieme con i rappresentanti sindacali di categoria del settore bancario.
«È un problema di grande attualità», ha detto Febbo aprendo la prima riunione del tavolo, «sul quale è necessaria la massima attenzione di tutte forze politiche ed economiche della regione. La strategia da perseguire, condivisa anche dal tavolo, è di mantenere unitaria la vertenza di crisi, nel senso che bisogna assolutamente evitare lo spacchettamento della stessa perché in questo modo sarebbe gioco facile far ricadere le responsabilità del tracollo della banca sull’Abruzzo dopo le acquisizioni da parte della Popolare di Bari di Tercas e Caripe».
In regione la Popolare di Bari può contare su una presenza rilevante: 100 sportelli e 800 lavoratori per un giro d'affari che investe il credito delle piccole e medie imprese. «Sono numeri importanti», aggiunge Febbo, «di poco inferiori a quelli della Puglia nella quale la Popolare di Bari conta 1100 dipendenti. Ma lo diciamo da subito: non possono esserci all’interno della stessa vertenza aree di serie A e aree di serie B, il rapporto deve essere chiaro e trasparente. I nostri obiettivi sono due: mantenere per quanto possibile gli attuali livelli occupazionali ed evitare l'indebolimento dell’economia creditizia regionale già in una fase critica». Il tavolo intende quindi coinvolgere gli enti locali e i parlamentari abruzzesi per fare un fronte comune.
Anche per i sindacati il problema numero uno è quello dello smembramento della banca. Secondo l’esponente della Fisaac Cgil Francesco Trivelli – che, come gli altri sindacati ha accolto con favore l’istituzione del tavolo, criticando l’assenza di rappresentanti dell’Abi alla riunione – «il rischio è lo spacchettamento delle filiali, lo spopolamento delle filiali nei piccoli centri, l’occupazione e il credito che avrà forti problemi. Trivelli manifesta preoccupazione anche per «l’eventuale trasformazione di Popolare Bari in una banca di investimenti, che inevitabilmente avrà una ricaduta sull’Abruzzo. Noi siamo preoccupati per questo secondo choc bancario dopo le vicende Tercas e Caripe».
Trivelli concorda con Febo sul rischio che le conseguenze della crisi della banca sull’Abruzzo restino in secondo piano: «Non vorremmo insomma che si pensasse ad un “Sistema Puglia” in crisi oscurando il resto del paese. Bene quindi che la politica abruzzese abbia iniziato a porsi il problema come è già successo in Puglia e porti sul tavolo nazionale una eventuale vertenza Abruzzo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

