«Siamo indebitati con derivati È un fardello che va eliminato»

18 Gennaio 2018

TERAMO. «Il Comune continua ad accumulare debiti da 400mila euro l’anno per i derivati». A rilanciare l’allarme sulle conseguenze negative per i precari conti dell’ente prodotte dai contratti...

TERAMO. «Il Comune continua ad accumulare debiti da 400mila euro l’anno per i derivati». A rilanciare l’allarme sulle conseguenze negative per i precari conti dell’ente prodotte dai contratti finanziari sottoscritti dall’amministrazione nel 2006 con due banche è l’ex capogruppo di “Insieme possiamo” Gianguido D’Alberto. Gli strumenti attivati all’epoca in cui era sindaco Gianni Chiodi secondo l’ex consigliere si sono rivelati un fallimento. «Sono una zavorra posta sul bilancio dal modello Teramo», evidenzia D’Alberto, «scaricata sulle amministrazioni successive fino al 2025». Questa, infatti, è la scadenza di entrambi i contratti per i quali il Comune è costretto a contabilizzare la rata annuale dovuta alle banche. Non si tratta di un vero e proprio esborso perché i pagamenti sono stati sospesi quando l’amministrazione ha affidato a un esperto verifiche destinate ad accertare, sulla scorta di sentenze riguardanti casi simili a quello teramano, l'esistenza di clausole occulte che farebbero decadere i contratti senza ulteriori oneri a carico del Comune. “«e somme da versare alle banche vengono comunque iscritte in bilancio, come si evince sia dal consuntivo 2016 che dal preventivo 2017 approvati dal commissario»,precisare D’Alberto, «e rappresentano una spada di Damocle sulla testa della collettività teramana». L’opposizione, ricorda il consigliere, per anni ha evidenziato sia l’illegittimità del provvedimento di attivazione dei cosiddetti derivati, adottato dalla giunta senza il necessario passaggio in consiglio, sia i dubbi sulla regolarità dei contratti sottoscritti con le due banche. «Abbiamo insistito», osserva l'ex consigliere, «fino a quando l’amministrazione ha avviato la verifica». La scoperta di questi vizi occulti consentirebbe di azzerare i debiti con le banche evitando anche il pagamento forfettario di 1,5 milioni di euro per liberasi dei derivati. L’accertamento, però, è rimasto a metà strada e dunque D’Alberto sollecita l’intervento del commissario Luigi Pizzi: «Faccia quello che la politica ha avviato con gravissimo ritardo e rimuova questo pesante fardello per la collettività». (g.d.m.)
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