Sicurezza del sistema idrico: lavori non prima del 2026 e mancano altri 90 milioni

30 Marzo 2024

Il nuovo commissario Caputi fa il punto con Parco nazionale e ambientalisti: «Va innanzitutto adeguato alle norme il piano di fattibilità tecnico-economica»

TERAMO. Avvio dei lavori non prima del 2026, aumento da 60 a 90 milioni degli ulteriori fondi necessari per l’opera rispetto ai 120 già stanziati. Non sono arrivate buone notizie dall’incontro tenuto, nella sede di Assergi del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, tra una delegazione dell’Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso (Dante Caserta del Wwf, Mauro Chilante di Cittadinanzattiva, Luigi De Angelis del Club Alpino Italiano, Mario Marano Viola di Mountain Wilderness) e Pierluigi Caputi, subentrato a Corrado Gisonni nel ruolo di commissario straordinario per la sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso. All’incontro erano presenti i componenti della struttura commissariale, nonché, per il Parco, il presidente Tommaso Navarra, la direttrice Elsa Olivieri e i funzionari tecnici.
Fa sapere l’Osservatorio: «Si è trattato di un primo incontro nel quale il commissario Caputi ha fatto il punto dopo questi primi mesi di attività, descrivendo le azioni che si sono rese necessarie per la riattivazione della macchina commissariale a partire dal suo insediamento. Il commissario ha descritto le strategie generali definite per la messa in sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso. In particolare, ha evidenziato come risulti necessario l’adeguamento della documentazione progettuale presente agli atti della Struttura commissariale alle nuove previsioni normative (nuovo Codice dei contratti). La definizione di un Piano di fattibilità tecnico-economica (Pfte) plus, previsto dalle nuove norme, impone di accrescere la conoscenza dal punto di vista geologico e idrogeologico; risulta infatti indispensabile, per le finalità del progetto, la definizione di un modello di circolazione idrica all’interno del massiccio carbonatico del Gran Sasso. Il commissario ha evidenziato come tale crescita di conoscenza appaia non solo necessaria per rispettare la normativa, ma indispensabile in un contesto idrogeologicamente molto complesso. Il progetto dovrà basarsi su dati certi, reperiti anche attraverso la realizzazione di un sistema di piezometri che consentano un continuo monitoraggio nel tempo delle pressioni dell’acqua all’interno del massiccio. Una volta definito il Pfte plus (il commissario ha ipotizzato che ciò avverrà entro la fine del 2025, salvo tempi maggiori dovuti alle molteplici autorizzazioni) si procederà attraverso l’appalto integrato e si avvieranno i lavori. Sono in corso di definizione i capitolati e le convenzioni per l’affidamento dell’incarico di progettazione del Pfte plus a Italferr Spa (società a totale proprietà del ministero dell’Economia e delle Finanze)».
Caputi ha aggiunto che «contemporaneamente occorre assicurare la continuità dell’approvvigionamento idropotabile sui due versanti, teramano e aquilano, durante l’esecuzione dei lavori che potranno compromettere la diretta utilizzabilità delle acque sgorganti dalle gallerie». Sono stati coinvolti i soggetti gestori del sistema idrico integrato (Ruzzo Reti Spa e Gran Sasso Acqua Spa) «i quali hanno avanzato proposte progettuali per assicurare la continuità del servizio (con la realizzazione di potabilizzatori), per le quali il commissario sta provvedendo alla concessione dei finanziamenti».
Nel frattempo, i fondi necessari per la messa in sicurezza continuano a lievitare: ai 120 milioni già stanziati mancano, infatti, altri circa 90 milioni (60 ipotizzati dal commissario Gisonni e altri 30 ipotizzati dal commissario Caputi). «Al riguardo», riferisce l’Osservatorio, «Caputi ha garantito che sono già in corso le necessarie interlocuzioni con il Governo».
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