Silvi, azienda vince dopo 12 anni la causa con l’Agenzia delle entrate

Il cravattificio Santo Stefano ottiene giustizia dalla Cassazione che ha cancellato definitivamente una multa di un milione e mezzo di euro per la quale ha rischiato di andare in fallimento
SILVI. Lo storico cravattificio “SantoStefano” di Silvi dopo 12 anni vince il ricorso con l’Agenzia delle entrate. Quella emessa recentemente dalla Corte di cassazione, sezione tributaria, è una pronuncia destinata a fare giurisprudenza. L’’odissea per l’azienda “SantoStefano” inizia nel lontano 2003 quando, a seguito di un accertamento dell’Agenzia delle entrate nello stabilimento di produzione di Silvi sud, si vede comminare una multa di oltre 600mila euro per delle rimanenze di tessuti erroneamente contabilizzate in bilancio.
Il patron Italo Ferretti ha dovuto lottare per 12 anni nelle varie aule di giustizia (processo in tribunale, corte d’appello e,infine, la Cassazione) rischiando anche il fallimento prima di vincere questa lunga battaglia . «La Cassazione», spiega Ferretti, «ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’Agenzia delle entrate condannando la stessa al pagamento delle spese legali. Questo per me è motivo di soddisfazione, ma chi mi ripagherà degli anni persi a salvare la mia azienda dal rischio di essere venduta all’asta? La cifra chiesta dall’erario era lievitata fino a superare il milione e mezzo di euro. Mi salvai solo grazie ad una fideiussione concessa dalla Tercas. Ora il punto dolente è che la cassazione non entra nell’argomento. Non c’è una legge in Italia che ci spieghi a noi del settore abbigliamento quanto bisogna valutare le rimanenze dei tessuti. Adesso occorre un legislatore che faccia uno studio in materia e si esprima a riguardo». La situazione potrebbe teoricamente ripetersi. «Oggi», prosegue l’imprenditore, «rischiamo che qualora rifacciano un accertamento, e poi un verbale, trascorrano altri 12 anni di agonia per arrivare a una decisione . Non si può rimanere in balia dell’accertatore che stabilisce arbitrariamente il valore di un tessuto che varia col passare degli anni. Le rimanenze, a mio giudizio, alla fine del primo anno valgono il 50 per cento in meno e dopo 7 anni hanno un valore del 5% . La valutazione che l’Agenzia delle entrate effettua è solo in riferimento al prezzo di acquisto del prodotto. Ogni 5, 6 mesi noi usciamo con un campionario nuovo e i tessuti passano di moda velocemente. Sono riuscito da solo ad ottenere una sentenza che è un mattone per l’ente accertatore. Ora vorrei che possa partire un’ iniziativa regionale diretta a fare luce sul tema pungolando le istituzioni governative a sanare vuoti legislativi».
Domenico Forcella
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